Sacro Monte. Infatti il pittore aveva iniziato la sua attività sulla santa montagna
varallese fin dal 1602, quando la grotta era ancora intatta. Ed è ovvio pensare
che avendola ancora ben in mente, e ben sapendo che proprio in quella aveva pregato S. Carlo, quando una quindicina di anni dopo dovette raffigurare il
Santo orante sul Sacro Monte si sia richiamato con fedeltà ai suoi ricordi.
Se così è, la figura del Cristo orante, opera di Gaudenzio, non doveva essere
come l’attuale a mani giunte, ma in atteggiamento più vivo, clamoroso ed impressionante, con le braccia spalancate, in atto di supplice offerta.
Ma intanto nel settembre del 1593 sale per la prima volta al Sacro Monte il
nuovo vescovo di Novara, Monsignor Carlo Bascapè, fedelissimo discepolo di S.
Carlo. E nel predisporre una generale revisione di tutto il complesso, stabilisce
tra l’altro che per una più ordinata e comprensibile successione dei fatti evangelici, l’Ultima cena venga trasferita dalla sua sede originaria sul Monte Sion (ex
cappella degli Esercizi) in quella allora della Cattura, sulla Piazza Maggiore, ove
la Cena si trova anche oggi. Ordina quindi che le si affianchi la Lavanda dei piedi
e che subito dopo segua l’Orazione nell’orto, che vuole posta lievemente più su,
lungo le pendici dell’attuale Monte Tabor (“sequatur cum aliquo ascensu montis oratio in horto”), senza preoccuparsi di eliminare così una delle cappelle più
care alla venerazione del suo grande maestro S. Carlo. Infatti, nell’ispezionare i
vari misteri, scendendo lungo la Valle di Giosafat, aveva incontrato l’originaria
Orazione nell’orto entro la grotta («descenditur ad Christum orantem in horto
posito in antro saxeo»), come già si è detto; ma aveva notato che si trovava fuori
strada («turbato ordine») e lontano rispetto agli altri misteri della passione.
Ma perché ordina di situare la nuova redazione della cappella un po’ più in
alto rispetto alla Cena, sul declivio del colle? La ragione è molto semplice, come
già aveva notato il Galloni. Là si trovava la cappelletta del Pater, eretta dal Caimi
poco sotto all’Ascensione (attuale Trasfigurazione) come a Gerusalemme. Essa
è chiaramente identificabile nella planimetria generale del «Libro dei Misteri» in una modesta struttura muraria dalla pianta a forma di U, un poco più a
mezzogiorno dell’antica Ascensione (ora Trasfigurazione), lungo il declivio del
colle, ed è anche riconoscibile, mi pare, nelle due xilografie delle guide del 1566 e
del 1589 alla base dell’Ascensione, al sommo dì un tratto di terreno rettangolare
recintato da un muro. Le guide del 1566 e del 1570 ancora la descrivono, poi le
successive la ignorano.
Il Bascapè dunque pensa con praticità di sfruttare un piccolo edificio già esistente, un «piccolo tugurio» dirà poi il Fassola, ma di cui si era perso del tutto
il particolare significato dando alla sua rispondenza con l’analogo santuario esi226
Cappella - 21