Storia del Sacro Monte di Varallo | Page 212

sto, salvo la collocazione del tramezzo divisorio a vetri nell’interno dell’Ultima Cena. Si giunge così all’epoca del vescovo Bascapè, che nella sua prima visita al Sacro Monte varallese del 24 settembre 1593, nota nella cappella «quae representat cenaculum et ultimam coe-nam D.N. cum discipulis» l’altare non più citato dalle guide, costruito in mattoni e con la mensa di marmo “altare lateritium cum tabula marmorea”, fornito dei suoi arredi, situato nella prima parte dell’aula, nello spazio antistante al tramezzo divisorio. Non cita invece il dipinto della Lavanda dei piedi, da cui si può dedurre che doveva esser stato eliminato o trasferito e che probabilmente non doveva esser un affresco, ma un quadro su legno o su tela. Ma il vescovo nota soprattutto che la cappella è fuori strada per la nuova impostazione data al Sacro Monte secondo una successione cronologica dei fatti e non più secondo l’impianto topografico voluto inizialmente dal Caimi. Infatti da essa si raggiunge, secondo una successione capovolta, prima la cappella della Cattu