Storia del Sacro Monte di Varallo | Seite 174

Ed infatti nei 1665, presentatasi l’occasione, i Fabbriceri li chiamarono e la scelta fu veramente felice. Il vastissimo affresco che riveste ininterrottamente la cilindrica parete e la sovrastante cupola è senza alcun dubbio il più grande che si trovi sul Sacro Monte e certo uno dei maggiori per dimensione che si incontrino nell’Italia settentrionale. Con estro geniale e vivace fantasia i due pittori hanno disseminato tutt’in giro decine e decine di briosi e piacevoli gruppi di figure, ricchi di “spontaneità e di colore, nei più svariati e sereni alloggiamenti, immersi nel verde di idilliaci paesaggi, tra boschetti frondosi e teneri prati, in una luce dolce e riposante, scaglionati su un’infinita gradazione di piani, da quelli che urgono a contatto diretto delle statue a completarne ed ampliarne i gruppi, a quelli che si sperdono nelle più remote e quasi evanescenti lontananze. Nell’immenso, luminoso cielo sovrastante miriadi di gruppi angelici roteano, danzano, volano leggeri, pur nelle loro forme ampie e turgide, in un’estrosa e piacevolissima sinfonia di pose, di scorci, di atteggiamenti arditi, di un’esuberante, irripetibile, felicissima fantasia creativa, mentre reggono lunghi e svolazzanti nastri o filatteri recanti una dovizia di versetti biblici riferibili al mistero della Trasfigurazione. Sulla destra e sulla sinistra campeggiano sospesi a mezzo il cielo, quasi due improvvise visioni, due grandi riquadri, come già era ormai lunga tradizione nei cicli pittorici di varie altre cappelle affrescate da Melchiorre D’Enrico, dal Tanzio, dal Morazzone, dal Rocca e dal Gherardini, con raffigurazioni dei Vecchio Testamento collegate al soggetto centrale. Essi rappresentano: sulla destra Elia rapito in cielo sul carro che lascia il suo mantello ad Eliseo, e sulla sinistra Mosè raggiante di luce che scende dal monte Sinai recando le tavole della legge; episodi riguardanti appunto i due personaggi comparsi ai lati di Gesù nella trasfigurazione. È una vera, piccola «summa teologica», segno evidente di una costante supervisione dell’autorità religiosa che dà continui e precisi suggerimenti e indirizzi agli artisti, che qui mi pare raggiunga il più alto esito di felice collaborazione. Più su, nella cupola, senza soluzione di continuità, quattro serrati cori angelici turbinanti attorno all’Eterno Padre vanno roteando sempre più lievi ed eterei nello spazio infinito verso l’empireo immerso nella luce, quasi fatti di aria, in una sinfonia trionfale. L’unità corale dell’affresco, la sua armoniosa ariosità solare hanno il potere di dilatare illusoriamente lo spazio e di annullare il valore materico dell’invo174 Cappella - 17