di Galilea, cosa state mirando in alto?) (Atti 1,11). Tale mistero esiste a Gerusalemme sull’Oliveto, ma a Varallo non solo all’Alessi, ma alla totalità delle
persone che nulla sapevano dei vari santuari palestinesi, doveva sembrare un’inutile replica dell’Ascensione. Contemporaneamente l’architetto stabilisce di
sostituire alla primitiva cappella dell’Ascensione la scena della Trasfigurazione
che il Caimi non aveva pensato di erigere, mutando cosi quella parte dell’antico
Monte Oliveto in Monte Tabor.
Nella premessa al «Libro dei Misteri» l’autore, dopo aver illustrato la cappella del Figlio della vedova, così prosegue: «Più oltre piegando a mezzogiorno
si trova un collicello molto rilevato dove desidero si facci un tempio rotondo et
nel mezzo di esso si dimostri con un poco di sollevazione il Monte Tabor sopra
il quale si veggano i tre discepoli intorniati d’una lucidissima nube giacere in
terra come morti et si veda il N. S. trasfigurato risplendere tra Moise et Elia».
E nella parte illustrativa dei vari progetti ci dà tutti i disegni del nuovo tempio
circolare da lui ideato, di struttura semplicissima, ricoperto da un tetto conico
e coronato da un’altissima lanterna, simile quasi ad una guglia, racchiudente
nell’interno un’ariosa cupola semisferica, mentre l’aula viene occupata nello
spazio centrale, secondo la bizzarra soluzione già altre volte proposta dall’Alessi, da un padiglione a vetri, pure conchiuso da una copertura cupoliforme per
contenere il gruppo statuario. E nello schizzo raffigurante il mistero presenta
appunto il Cristo trasfigurato tra Mosè ed Elia ed ai suoi piedi i tre Apostoli.
Una raffigurazione, come si vede, limitata all’essenziale, priva di tutta la parte
riguardante il fatto verificatosi contemporaneamente ai piedi del monte con la
liberazione dell’indemoniato da parte degli Apostoli.
Tutto ciò rivela un’ideazione non grandiosa, di sole sei statue, molto più
ridotta di quella realizzata in seguito, che richiedeva quindi anche uno spazio
modesto ed un’edificio di dimensioni contenute e, per quanto maggiori della
«picciol chiesa» dell’Ascensione, certe assai più piccolo dell’attuale. Ciò prova
ancora una volta come le costruzioni alessiane non avrebbero certo trasformato
il Sacro Monte in un complesso dall’«orgoglioso predominio dell’architettura» rispetto alle altre arti, come erroneamente in quest’ultimo quindicennio si
è andati proclamando. Vi sarebbe stato invece un Sacro Monte dotato di tempietti assai meno «orgogliosi» di quelli costruiti in seguito ed un complesso
molte meno fitto di costruzioni di quello attuale.
È poi interessante notare come per il mistero delle Trasfigurazione lo stesso
«Libro» presenta, ed è un caso unico, non un solo progetto per la parte architettonica, ma due. Infatti sul verso del primo foglio riguardante appunto i
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