disegni dell’edicola, compare una seconda versione, una variante, di dimensioni
ancor più limitate, tracciata evidentemente in un secondo momento, proprio
per la preoccupazione di contenere le spese, come dice con estrema chiarezza la
didascalia in caratteri assai minuti: «Me parso di fare il presente disegno per il
tempio della Trasfigurazione acciò volendo diminuire la spesa se possa ridurre
a minor grandezza come si vede nel sotto descritto disegno et servirsi dei muri
già fatti abassandoli, o pur...». Infatti il nuovo progetto di tempio, sempre circolare, risulta un’edicola, ricoperta da cupola visibile dall’esterno, senza lanternino di coronamento e senza padiglione a vetri nell’interno. Interessante è poi
la proposta di sfruttare il muro periferico in parte già innalzato, o per creare un
sedile circolare tutt’attorno alla cappella, o per erigervi un porticato anulare. Il
Galloni già aveva notato quest’indicazione di «muri già fatti», ma l’aveva erroneamente interrelata come riferita ai muri della preesistente cappella (per lui del
Credo, ma in realtà dell’Ascensione). Ma è evidente che questo muro periferico
di ampiezza assai superiore al tempietto ideato dall’Alessi nella seconda redazione del progetto, non può corrispondere al perimetro molto piccolo dell’antica
cappelletta dell’Ascensione.
È dunque evidente che qualcosa si cercò di fare secondo il primo progetto
del «Libro dei Misteri», anche se ben poco venne realizzato, ossia soltanto le
fondamenta con le strutture perimetrali di base. Circa due o tre anni dopo, nel
«memoriale» del 1572 si trova una lunga notazione che a tutta prima può risultare poco chiara: «Si ha da cercare di finire la Cappella dil... (Probabilmente
del Figlio della vedova che precede la Trasfigurazione) et quella dil Monte Tabor nella quale si ha da levare via quelli pilastri di dentro che sporgono in fuori
si per grandire detta Cappella acciò li possa star più comodamente il Monte
Tabor come per fugire la spesa maggiore che li anderia. Che li pilastroni quali
sono nel Monte Tabor che si hanno da levare per agrandire il tempio si avertisca
che M. Marcantonio reformi le basi de detti pilastroni acciò possano servire alla
Cappella della Ascensione quale si deve fare, insieme colle altre pietre quale similmente di novo serviranno a questo effetto».
Può dunque apparire enigmatico che genere di pilastri o pilastroni potessero
esserci nella preesistente cappella dell’Ascensione. Nulla era riuscito a chiarire
al riguardo il Galloni. Ma se si tiene presente che abbiano identificato quel tempietto con un singolare edificio costituito da un piccolo corpo di fabbrica preceduto da un atrio o pronao di dimensioni maggiori, si capisce facilmente che
i «pilastroni» devono esser appunto quelli reggenti il pronao, evidentemente
conglobati in gran parte entro il perimetro del nuovo più grande edificio circo168
Cappella - 17