con la corrispondente xilografia intagliata dal Coriolano. Ma la raffigurazione
è talmente diversa da quella eseguita da Giovanni d’Enrico, presentando Gesù
in piedi sulla sinistra, il paralitico a mezz’aria penzolante entro un lenzuolo e
calato da un balcone e poi posato a terra in atto di rialzarsi, che si deve ritenere
tutta di fantasia e solo di anticipazione per la scena non ancora realizzata, anche
se verrà utilizzata nelle varie guide fino alla metà del Settecento.
Solo a partire dal 1614 con la presentazione di un nuovo piano generale di
ristrutturazione del Monte, eseguito su commissione del fabbricere Gerolamo
d’Adda esteso da Giovanni D’Enrico e Bartolomeo Ravelli si dovette provvedere a completare la cappella. Ma l’edificio già realizzato, come si è visto, in
forma circolare e di non grande dimensioni, dovette sembrare troppo modesto
per poter sviluppare la scena secondo la concezione grandiosa e spettacolare immaginata dal D’Enrico. Ritengo dunque che proprio in quegli anni, tra il 1615
ed il ‘18, su progetto dello stesso Giovanni D’Enrico architetto e scultore, la circolare cappella alessiana sia stata trasformata ed ingrandita, conservando la metà
posteriore come abside semicircolare ed abbattendo la metà anteriore dell’edificio cilindrico, sostituito da un corpo di fabbrica rettangolare, disposto per largo,
completato da una struttura centrale soprelevata e preceduto da un ambiente
più basso con ingresso centrale ed uscita sul lato sinistro. Ne risultava così un
edificio totalmente nuovo e singolare anche rispetto a tutti gli altri del Sacro
Monte, sia della precedente tradizione, sia nelle fasi successive, estremamente
semplice, addirittura spoglio di elementi architettonico-decorativi all’esterno,
ma adattissimo nel vano interno ad accogliere la scena assai complessa per il suo
necessario sviluppo contemporaneo su due piani sovrapposti.
Terminata la parte muraria all’incirca attorno al 1618-19, lo stesso Giovanni D’Enrico, come già ricorda il Fassola, presumibilmente con la collaborazione del fratello Melchiorre e dell’allievo Giacomo Ferro, deve aver dato inizio
all’impresa scultorea, creando un grandioso scenografico complesso di notevole effetto nonostante il numero abbastanza limitato di statue (sedici in tutto),
subito dopo aver terminato quelle non molto numerose della Cattura, datate
solitamente attorno al 1618-19.
Ad iniziare infatti dal 1621 e fino al ‘25 lo scultore con i suoi collaboratori lavorerà intensamente ad Oropa eseguendo le statue di tre cappelle di quel nuovo
Sacro Monte. Quindi la datazione più logica per la modellazione di quelle del
Paralitico risulta attorno al 1619-20.
La scena è orchestrata secondo lo schema più consueto del D’Enrico, con un
ampio corale snodarsi dei gruppi di figure a semicerchio, con al centro il Cri151