1572( sostituite poi anche queste nel 1594-95 da altre del Prestinari ed infine dalle attuali del Tabacchetti); 3 °) il S. Giuseppe dormiente e l’ Angelo annunziente per il Secondo sogno di S. Giuseppe, eseguiti poco dopo le precedenti, e cioè nei primi mesi del 1573; 4 °) le statue del Battesimo già esistenti nel 1583; 5 °) le due statue di Gesù e Satana della Tentazione, anch’ esse già esistenti nel 1583.
Le caratteristiche stilistiche sembrano convalidare la supposizione, come per esempio il modo ricercato di disporre le mani volutamente contrapposte ed il gesto del braccio sinistro del Redentore, la posizione dei lunghi piedi simile a quella del S. Giuseppe dormiente nel Secondo sogno, il modo di posare il mantello con una sola spalla di Gesù, facendolo ricadere verticalmente su un lato del petto, come avviene pure nella Tentazione, il singolare costume della Samaritana con quel caratteristico panneggio dell’ abito ripreso sui fianchi nonché la cintura portata in alto sulla vita analogamente a ciò che avviene nella succinta veste dell’ Angelo del Secondo sogno di S. Giuseppe, ed ancora la presenza di vistose borchie dorate sull’ abito della Samaritana, che si ritrovano sia nell’ Angelo del Secondo sogno, che nelle figure del Battesimo.
Si viene così a costituire un « corpus » non indifferente di opere che rivelano una personalità ricca d’ interesse nel contesto della scultura lombarda del secondo cinquecento e di importanza fondamentale per le vicende scultoree del Sacro Monte tra il 1570 e l’ 85.
Anche per quanto riguarda il ciclo pittorico che fa da sfondo non molto felicemente orchestrato con il gruppo statuario, ci mancano documenti e testimonianze coeve o per lo meno piuttosto antiche. Infatti nulla dicono il Fassola, il Torrotti e le guide successive fino al tardo Settecento. È solo nella guida che ebbe l’ imprimatur nel 1779, ma venne stampata assai dopo, che compare per la prima volta il nome insostenibile, sia per stile che per ovvie ragioni cronologiche, di Fermo Stella, come già era avvenuto per la parte scultorea. Da allora quest’ attribuzione viene ripetuta nelle varie pubblicazioni fino al Bordiga che la smentisce, come farà pure il Cusa. Da quel momento in poi ricomparirà qualche volta l’ assegnazione allo Stella, ma più spesso la dizione del Bordiga « pittore falsamente attribuito a Fermo Stella », oppure quella ancor più laconica di « ignoto autore ».
Invece col Galloni nel 1914 si parla di affreschi attribuiti a Gian Giacomo Testa di Varallo, e cosi, spesso in seguito si è ripetuto questo nome. Ed in verità l’ attribuzione appare convincente, nonostante il ciclo pittorico risulti molto rovinato soprattutto nella zona inferiore, che è la più significativa per la presenza dei gruppi delle figure con gli apostoli e la folla, e nonostante che abbia subito
146 Cappella- 14