l’acconciatura raffigurata dal Cusa. Ma al di sotto della parrucca si scorgono
ancora, purtroppo raschiati, i resti della capigliatura in stucco modellata insieme
alla figura e quindi originaria, e lo stesso caso si verifica anche per la statua di
Gesù. Dunque nei decenni trascorsi tra l’edizione dell’opera del Cusa e quella
del Butler è stata operata una modifica assai appariscente. Credendo con grossa
ingenuità di fare bene si è seguito il consiglio del Cusa; si è rovinata la capigliatura autentica cinquecentesca delle due figure e si è sostituita con quelle attuali,
color paglia, con il risultato che ancor oggi vediamo.
Il gruppo statuario ha così perso parte del suo valore originario e della sua
autenticità.
Ma chi fu l’autore di queste interessanti sculture?
Il nome purtroppo fu ben presto dimenticato. A poco meno di un secolo di
distanza il Fassola già lo ignorava e così di seguito dopo di lui lo ignorarono il
Torrotti e numerosi altri compilatori di guide. Bisogna giungere al 1777 per
trovare per la prima volta nel Bartoli il nome di Fermo Stella, nome già avanzato
per varie altre cappelle, ma insostenibile per questa e per le altre anche solo per
ragioni cronologiche, oltre che per l’impossibilità di dimostrare che lo Stella si
sia dedicato alla Scultura. Pur tuttavia l’assegnazione a lui venne ripetuta pedissequamente ed ininterrottamente nelle numerose guide edite dal 1777 al 1829.
Più attento il Bordiga per primo riconobbe che l’attribuzione era inaccettabile e
parlò d’ignoto autore; cosi da allora molti lo seguirono, come il Cusa, il Torrotti
ecc.; solo talora ricomparve l’assegnazione allo Stella, più spesso si preferì usare
la formula di «autore ignoto» o di «incerto autore», e così si è giunti sino ad
oggi.
Il Butler però aveva pur notato per primo che le due statue erano di stucco e
non, come si pensa di solito, di terracotta. Cosa a cui in seguito più nessuno ha
badato.
Ma a questo punto, come già abbiamo sottolineato ripetutamente trattando
di altre cappelle in precedenza incontrate, constatando che le due figure di Gesù
e della Samaritana sono di stucco e certamente anteriori al 1583, è facile pensare che possono essere anche loro opera di quello stesso scultore milanese, per ora
purtroppo ancor privo di nome, che fu assai attivo sul Sacro Monte proprio tra
il 1572 e I’82-83 e fu forse l’unico che vi operò in quel giro di anni, eseguendo
appunto in stucco: 1°) le due statue di Maria e di Elisabetta per la Visitazione,
modellata a Milano e trasportate a Varallo nell’ottobre del 1572 (sostituite poi,
come pare, dalle attuali del Tabacchetti); 2°) Adamo ed Eva per la cappella del
Paradiso terrestre, dopo esser salito lui stesso sul Sacro Monte verso la fine del
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