era «Rivolto adietro», cioè era situata nella parte posteriore, quella che guarda
verso oriente, in cui si entrava per la porta ora murata, come già avevamo constatato dalla relazione della visita del Bascapè.
Non molto varieranno le descrizioni delle visite successive del 1583, 85, 87,
ecc.
Il Butler aveva supposto che la cappella avesse contenuto statue di creta di
Gaudenzio, disperse poi in altre cappelle. Ma più giustamente il Galloni ritiene
che le sculture «risalenti alla prima epoca» fossero di legno; e non aveva torto,
essendo la cappella già terminata nel 1513, quando Gaudenzio non aveva ancora sostituito l’uso del legno con quello della terracotta. Egli aggiunge poi la supposizione che un mezzo busto di Cristo in legno, adesso in atteggiamento di Ecce
Homo, conservato nella sacrestia di S. Gaudenzio in Varallo, con barba e capelli
di crine come le statue del Sacro Monte, con l’omero sinistro piegato verso il
petto come per stendere la mano verso la spalla destra premuta da un peso e con
la spalla già assai ricurva poi resa piana da scalmellature posteriori, abbia costituito originariamente la statua di Cristo che porta la croce nell’omonima cappella,
o «Chiesa negra».
E la supposizione pare convincente. Lo stile del busto, la forma della testa,
l’arco delle sopracciglia, il naso allungato ed affilato ricordano le analoghe statue lignee del Sacro Monte e particolarmente quelle autografe di Gaudenzio
dell’Annunciazione e della Maddalena presso il Santo Sepolcro. Per cui si può
ritenere che questo busto non solo sia la parte superstite della statua del Cristo
che porta la croce, ma anche che questa statua sia stata una delle prime scolpite da
Gaudenzio sul Monte insieme alle altre dello stesso mistero. E che si trattasse di
sculture di particolare pregio ce lo conferma la guida del 1589 dicendole «tutti
di rilievo bellissimi».
Ne risulta cosi quasi certamente opera di Gaudenzio non solo l’architettura
della cappella, ma anche la scultura, e di conseguenza pare ovvio che a lui spettasse anche la parte pittorica, andata purtroppo irrimediabilmente perduta nelle
successive trasformazioni.
Questo dunque per quanto riguarda la scena del Cristo che porta la croce,
ossia uno dei due misteri accolti nello stesso edificio, e più precisamente quello
posto, come si è visto, sul lato posteriore.
E quale era l’altro soggetto, quello situato nella parte anteriore?
Il problema fino ad oggi mai preso in considerazione, a prima vista appare
piuttosto complesso. Non si tratta infatti del mistero che incontrerà nel 1593 il
Vescovo di Novara, rappresentante ormai la Tentazione o Cristo nel deserto, sog124
Cappella - 13