come un sudario, e con tutto il fiato e la rabbia che avevo in gola ho urlato: dove sei? –. La
sua voce si fermò per un treno di secondi. Poi, quando l'ultimo vagone fu passato, riannodò
con tono basso il filo che aveva rotto:
– Dove sei?...dove sei? ho ripetuto innumerevoli volte nel silenzio rotto solo dall'affanno
delle mie ruote disperate. Poi, dopo un secolo, ho sentito queste parole:
– 'Amico mio stai calmo… Con me sei al sicuro. Ti ho mai mentito, abbandonato?
Quando il tuo passo è diventato malfermo, ho semplicemente pensato di prenderti tra le mie
braccia, al sicuro sulla mia bici'.
– Ma, allora… intervenni con stupore.
– Sì, l'unica traccia che segnava la neve era la Sua. Ero ospite sulla sua bici. concluse con
un sorriso.
Mi salutò agitando il braccio e diventando un puntino bianco. Un fiocco tra i mille
fiocchi della neve che aveva ricominciato la sua danza sfarfallante.