STILELIB(e)RO Racconti di periferia | Page 94

Il nostro ospite decise che era tempo di continuare la sua strada. Pagò. Ringraziò. Voleva raggiungere la strada principale ed io mi offrii di fargli da guida. Per quello che avevo da fare … Poi, magari mi sarei anche distratto un attimo dalla mia inquietudine. Salimmo sulla sua bici e lui cominciò a raccontarmi di se, della sua vita fino a ieri sera, e di come fosse cambiata nel giro di una sola notte, passata a riposare nella ' Baita Stella Alpina '.
– Vedi questa bici? esordì con voce pacata, – essa fa parte di me, della mia storia. Io sono nato ciclista, fin da ragazzino ho considerato la bicicletta quasi una mia naturale appendice. Ho vinto tanti trofei e il mio nome è negli annali della storia del ciclismo mondiale. Un ciclista fortunato perché accanto mi pedalava Lui. Poi è successo qualcosa, la mia anima si è ammalata. Intorno a me si è fatta terra bruciata. Ho fatto le esperienze più terribili –. Lo straniero continuò a raccontare con passione. Avrei dovuto accompagnarlo solo alla strada, ovvero un percorso di un quarto d ' ora, ma non avrei mai lasciata la mia curiosità a girarsi insonne nella testa. Così lo accompagnai ancora per un buon tratto. Mi ricordai di Nietzsche. Da qualche parte ha affermato che, il più delle volte, non sono le esperienze a essere terribili ma coloro che le vivono. Ma, il mio narratore sembrava non apparteneva a quella categoria: le sue parole si materializzavano in figure concrete che prima di rotolarti nell ' anima parevano toccarti.
– Il sogno di questa notte è stato per me una rivelazione. Ed ho capito. Come ho già detto prima, fino a ieri sera la mia vita era stata devastata, ero preda di un baratro profondo che mi avviluppava nelle sue tenebre. Ero come ingoiato da una voragine senza fine e senza sbocco. Senza luce. Poi, nel sogno, mi sono visto avanzare su di un fragile tappeto di neve e, finalmente, un chiarore ha fatto la sua apparizione. E ' stato per una frazione di secondo, in quel breve istante di luce ne ho approfittato per guardarmi dietro: sulla pista c ' era una sola traccia! –, il mio narratore fermò il flusso delle parole per dare spazio all ' emozione che si era rinnovata nella rievocazione.
– Capisci? mi è sembrato di avere la conferma che fosse accaduto il peggio. Ero stato abbandonato anche da Lui: la mia pista, dopo tanto tempo di compagnia, era ormai frequentata solo da me e dalla solitudine. L ' unico segno che la segnava era il passaggio della mia bici. Ormai ero solo … solo! Prima, anche se avanzavo nel mio mondo di catrame, avevo una speranza. Lo sapevo al mio fianco, sentivo il respiro delle Sue ruote che mi affiancavano. In quel momento ho pianto o mi sono adirato … non lo ricordo più. Ho alzato gli occhi al cielo, o almeno dove supponevo fosse il cielo, visto che il buio mi avviluppava