STILELIB(e)RO Racconti di periferia | Page 93

accompagnato. Dopo aver cenato a base di cervo in umido e verdura annaffiato con vino montano, Augusto e Amelia, che, insieme a Stella avevano cenato con noi ‘clienti’, ci augurarono la buonanotte. Le ombre del fuoco ballavano sui nostri visi chini sulle castagne fumanti che conservavano ancora qualche allegro luccichio. Uno scroscio di pioggia improvviso bussò alla porta. Attirò la nostra attenzione. Subito dopo seguì un vento rabbioso che tentava di entrare dal camino facendo cadere microscopici pezzi di fuliggine che a contatto con le lingue della fiamma producevano uno scoppio friggente che esplodeva in minuscole stelle filanti. Stella e io accompagnammo l'ospite nella sua camera e gli augurammo la buonanotte. Per tutta la cena aveva speso sì e no qualche parola sulla stagione che declinava ineluttabilmente verso l'inverno. In cambio chiese più volte se la sua bicicletta fosse al sicuro. Ne parlava con affetto, come un cow boy del suo cavallo. Fu una serata noiosa. E pensai tra me di essermi proprio sbagliato: "…ammesso che ne abbia uno e l'abbia visitato, deve essere ormai spento il suo inferno, visto che non se ne vede più nemmeno un bagliore, una fiammella…". Prima di addormentarmi, mentre la tempesta ormai infuriava, sospettai che il mio primo giudizio sullo straniero fosse viziato dall'ambiente sedato della montagna che procura quel bisogno di novità che spinge a vedere la luce delle stelle là dove brilla una modesta falena. Aveva detto che non avrebbe fatto colazione, che preferiva dormire e presentarsi direttamente per l'ora di pranzo. Il mattino mi accorsi che la prima neve, quando il vento della notte era crollato dal sonno e si era addormentato ai piedi degli stoici abeti, si era distesa sopra a coprirlo con la sua deliziosa mantellina bianca; "gli alberi da tagliare aspetteranno", dissi tra me. Il risotto con i funghi di Amelia è fatto della stessa sostanza della felicità che circola nei racconti dell'infanzia, perlomeno della mia. Ma, da qualche tempo aveva un sapore diverso; probabilmente ero io ad essere diverso. Ci sono giorni che bisognerebbe fare l'auto stop e farsi portare via senza interessarsi della meta. In cambio il nuovo arrivato era di ottimo umore: ci disse di aver fatto un sogno che aveva risolto i suoi problemi con la vita. "Beato te!", pensai io con un certo sarcasmo. Mangiò con appetito e produsse un'apologia di complimenti alla cuoca. Ci dilungammo a tavola. Qualcuno, in televisione, chiedeva al concorrente di dove fossero originari i Baschi. La risposta che questi ultimi avessero a che fare con la Spagna lo misero in crisi: lo sentimmo commentare che lui li se li procurava da tempo immemore dal negozietto sotto casa…