accompagnato. Dopo aver cenato a base di cervo in umido e verdura annaffiato con vino
montano, Augusto e Amelia, che, insieme a Stella avevano cenato con noi ‘clienti’, ci
augurarono la buonanotte. Le ombre del fuoco ballavano sui nostri visi chini sulle castagne
fumanti che conservavano ancora qualche allegro luccichio. Uno scroscio di pioggia
improvviso bussò alla porta. Attirò la nostra attenzione. Subito dopo seguì un vento
rabbioso che tentava di entrare dal camino facendo cadere microscopici pezzi di fuliggine
che a contatto con le lingue della fiamma producevano uno scoppio friggente che esplodeva
in minuscole stelle filanti.
Stella e io accompagnammo l'ospite nella sua camera e gli augurammo la buonanotte. Per
tutta la cena aveva speso sì e no qualche parola sulla stagione che declinava ineluttabilmente
verso l'inverno. In cambio chiese più volte se la sua bicicletta fosse al sicuro. Ne parlava con
affetto, come un cow boy del suo cavallo. Fu una serata noiosa. E pensai tra me di essermi
proprio sbagliato: "…ammesso che ne abbia uno e l'abbia visitato, deve essere ormai spento
il suo inferno, visto che non se ne vede più nemmeno un bagliore, una fiammella…". Prima
di addormentarmi, mentre la tempesta ormai infuriava, sospettai che il mio primo giudizio
sullo straniero fosse viziato dall'ambiente sedato della montagna che procura quel bisogno
di novità che spinge a vedere la luce delle stelle là dove brilla una modesta falena. Aveva
detto che non avrebbe fatto colazione, che preferiva dormire e presentarsi direttamente per
l'ora di pranzo. Il mattino mi accorsi che la prima neve, quando il vento della notte era
crollato dal sonno e si era addormentato ai piedi degli stoici abeti, si era distesa sopra a
coprirlo con la sua deliziosa mantellina bianca; "gli alberi da tagliare aspetteranno", dissi tra
me.
Il risotto con i funghi di Amelia è fatto della stessa sostanza della felicità che circola nei
racconti dell'infanzia, perlomeno della mia. Ma, da qualche tempo aveva un sapore diverso;
probabilmente ero io ad essere diverso. Ci sono giorni che bisognerebbe fare l'auto stop e
farsi portare via senza interessarsi della meta.
In cambio il nuovo arrivato era di ottimo umore: ci disse di aver fatto un sogno che aveva
risolto i suoi problemi con la vita. "Beato te!", pensai io con un certo sarcasmo. Mangiò con
appetito e produsse un'apologia di complimenti alla cuoca. Ci dilungammo a tavola.
Qualcuno, in televisione, chiedeva al concorrente di dove fossero originari i Baschi. La
risposta che questi ultimi avessero a che fare con la Spagna lo misero in crisi: lo sentimmo
commentare che lui li se li procurava da tempo immemore dal negozietto sotto casa…