Il risveglio
Giuliano guardò per l'ultima volta i monti e il cielo azzurro picchiettato dai batuffoli delle
piccole nuvole che incorniciavano la stazione del suo paese. Era piovuto e il pavimento
d'accesso ai binari, luccicava come una piscina quieta. Ma in quel posto nessuno poteva
permettersi la piscina: era per questo che si era arruolato in polizia. Beh, non per farsi una
piscina, ma almeno per frequentarla: in città paghi e trovi di tutto. La stazione del paesino di
Giuliano offre due possibilità; due binari: uno per scappare via, e uno per ritornarci.
Giuliano era sul treno della prima possibilità che, come un gregge annoiato e in fila indiana,
si allontanava senza nemmeno aver la voglia di belare.
Silvia lo seguì con lo sguardo fino a quando un'improvvisa curva lo ingoiò. La pista
ferrata si ridusse un deserto percorso, in basso, da due linee che si baciavano all'orizzonte, e
in alto, dal vento che sapeva di pioggia. L’aria fredda, prima di andare a fischiare attraverso
il cancello dell'entrata, s’insinuava nel giubbotto di jeans di Silvia e la costringeva a
stringersi le braccia rabbrividendo. Non era stato un addio doloroso, perlomeno per
Giuliano: dopo aver salutato suo fratello, quando il gracchiante altoparlante aveva
annunciato l'arrivo del suo treno, aveva abbracciato Silvia, le aveva dato un bacio sulla
guancia (neanche fosse un'amica attempata!) e le aveva detto semplicemente che si sarebbe
fatto sentire. Ma Silvia non era un'amica attempata, era la sua ragazza. O, almeno, lo era
stata fino a che il treno non si mosse, portandoselo via... Sì, ora lei sapeva benissimo di non
essere più di nessuno: nel saluto e negli occhi distratti di lui, aveva visto un uomo che, con
la mente, era ormai lontanissimo da quei luoghi che l'avevano visto nascere; da suo fratello
che, come un vecchio disco inceppato, gli diceva di ritornarsene immediatamente al paese,
se la città l’avesse deluso; e da lei, che non riusciva a controllare i brividi che percorrevano
ininterrottamente il suo corpo. Aveva detto, al fratello di Giuliano che la osservava
preoccupato, che il vento era particolarmente gelato per essere maggio. Lui aveva assentito.