STILELIB(e)RO Racconti di periferia | Page 83

No, non era David che aveva parlato. In ogni caso, a giudicare dalle spalle appoggiate al muro, qualcuno che lo attendeva all'uscita l'aveva trovato. Già, ma chi era? Quel che sapeva di sicuro è che l'aveva visto, recentemente, da qualche parte... ma dove? – Ho pensato che si potesse fare domani sera. Domattina hai solo Storia della filosofia dalle dieci alle dodici. Nel pomeriggio te ne vai a letto per qualche ora e domani sera sarai vispa e splendida. Beh, non faremo poi mica tardi. Giusto il tempo per scambiare quattro chiacchiere. Avremo pure il diritto di trascorrere una cena insieme, vero? aggiunse con fare confidenziale il tipo che non voleva saperne di qualificarsi nella mente di Carla. "La cena... ci sono, è quel mattoide di Giorgio!" Era passato un anno dalla sera della telefonata. Non l’aveva più rivisto. Andarono nel bar e, mentre aspettavano che arrivassero i panini che avevano ordinato, Giorgio rivelò all'esterrefatta Carla le sue doti di chiaroveggente. Tutte le informazioni che aveva su di lei, erano frutto solo del suo spirito d'osservazione. Quando aveva telefonato, la famosa sera della sfiga, aveva visto il diario delle lezioni di Carla aperto vicino all'apparecchio telefonico. Aveva ricopiato gli orari dell’università. – Ecco perché, mentre parlavi col tuo amico, eri sempre indaffarato a scrivere!, disse Carla sorpresa. Il posto era praticamente splendido, la cena altrettanto. Solo quando lui le mostrò il magnifico anellino che cominciò a lanciare brillii, Carla ebbe l'impressione di essere in una sorta d’auto da corsa che correva troppo per i suoi gusti. Glielo disse: – Giorgio, sei davvero originale. Ma io ho i miei tempi. Tienilo da parte, ti dirò io qualcosa... al momento giusto, vuoi? Per un attimo lo sguardo di Giorgio sembrò contrariato; ma aveva dei tempi di recupero d'atleta e rispose (tirandolo fuori chissà da dove) con un sorriso. Non passò nemmeno un mese. Erano trascorse tre una settimane da quando aveva accettato l'anello di Giorgio, e qualcosa più di una anno da quando aveva lasciato Gabriele. Se lo trovò una mattina quasi appiccicato a lei nell'autobus. Si salutarono allegramente. Carla si sentì addirittura presa da una certa euforia mentre discuteva con lui del più e del meno. Seppe che, finalmente, nella sessione autunnale avrebbe discusso l'agognata tesi. Quando l'autobus fece la fermata davanti all'ateneo, Carla scese e aspettò che facesse altrettanto Gabriele.