Barbara si sedette e guardò con una fitta al cuore, come se fosse la prima volta, le gambe abbandonate di lui. Si era dato un nickname preciso: Runboy... il ragazzo che corre!
La nuova settimana iniziò. Davide era cambiato. Era sempre cortese e disponibile alle sue domande, come raramente era accaduto in passato. Davide era diventato come dire... più bello. Il sabato mattina la pregò di accettare, per il giorno dopo, un ulteriore appuntamento in centro. Davide disse che era molto importante per lui: voleva comunicarle qualcosa di molto personale. Mentre la pregava di non mancare, non smetteva di fissare il mare azzurro dei suoi occhi.
" Davide mi piace... e penso di aver capito cosa voglia dirmi. Ma come faccio a dire ai miei..." Barbara dormì malissimo; ma si presentò all ' appuntamento puntuale e con un sorriso. Subito, appena si sedette( ormai aveva deciso), provò a dire quelle quattro parole che aveva preparato, ma Davide, con gli occhi che gli scintillavano dalla felicità la interruppe iniziando a dire che quei tre anni di frequentazione, sia pure per ragioni scientifiche, avevano fatto di lei una figura importante nella sua vita ma che, tuttavia, adesso i suoi progetti futuri erano cambiati. Parlava come un treno in corsa e senza fermarsi in nessuna stazione … – Ah, eccola finalmente! si interruppe. Barbara guardò verso la facciata di san Petronio e vide avanzare una ragazza. Nel complesso era proprio carina. " Mi pare di conoscerla... ma chi è?" pensò tra se, disorientata. Davide, come se le avesse letto nella mente, si affrettò a risponderle: – Barbara, questa è Valeria, la mia ragazza. Mentre le stringeva la mano, si ricordò tutt ' un tratto di lei: " Ma sì, è una delle ragazze della Manutencoop!" Ma, insieme al ricordo, nella sua mente scoppiò il risentimento. La voce di Davide interruppe il suo flusso di rabbia interna. Le disse che, con Valeria, avevano programmato di vivere insieme e...
– Comunque, Barbara, ti sarò riconoscente in eterno per tutto quello che hai fatto per me. Ma ho deciso di riprendere la mia corsa nella vita, accontentandomi di quello che ho: queste gambe addormentate e, Valeria, la mia luna che veglia sul loro sonno. Pertanto, non desidero più che tu ti affatichi per me. Grazie, veramente...
Barbara sentiva le parole di Davide come provenire da un altro pianeta. Iniziò a piangere silenziosamente. Cominciò a sentirsi in colpa. Aveva la nausea verso se stessa: