STILELIB(e)RO Racconti di periferia | Page 152

– Ma lo sai che abbiamo addirittura inciso, nei primissimi tempi, brani dei Beatles: una nostra rivisitazione, di Lennon/McCartney, è “I Wanna Be Your Man”, disse raggiante Gegghero. – Quindi l’astio tra le vostre band… – Ma quale astio: eravamo amici. Fu il nostro manager Oldham ad attuare una serie di strategie volte a rendere gli Stones gli “anti-Beatles”. Ci disegnò presso la stampa dell’epoca come quelli “sporchi e cattivi”. Inoltre, Oldham coniò la famosa frase pubblicitaria: “Would you let your daughter go with a Rolling Stone?” (“Lascereste andare vostra figlia con un Rolling Stone?”). Erano quasi le 5 del pomeriggio. Gianni Giordano aveva registrato tutto. Aveva capito che Michele Gegghero aveva lasciato la band e buttata alle ortiche la carriera in seguito al grande lutto che lo colpì. Doveva tornare a Bari. L’aereo non lo avrebbe aspettato. Tuttavia, in tutto quel malloppo raccontato con dovizia di particolari, c’era una cosa che non tornava. Michele aveva fatto nomi su nomi, aveva nominato canzoni su canzoni… ma lui, Michele Gegghero che cazzo di ruolo aveva nei Rolling Stones pre “Satisfaction”? – Era il 1964. Per l’anno dopo era pronto “Satisfaction”. La band si stava sollevando in maniera incredibile. Ma io, un attimo prima che suonasse il successo, intendo dire quello planetario e che rimane nella Storia, lasciai tutto, aveva detto Michele chiudendo l’intervista. – Ascolta Michele. Io te lo devo chiedere. Abbi pazienza e non offenderti. C’è una cosa che non ho capito. Hai detto che mi stai facendo un regalo. Allora, fammelo bene ‘sto regalo. Ma tu chi cazzo eri nei Rolling Stones? – Hai ragione, io lo do per scontato ma così, evidentemente non è: io ero… io sono Mick Jagger. “Minchia, minchia, minchia e ancora minchia. L’avevo detto io che era un mitomane. Un pazzo furioso”, si disperò tra se il povero Gianni Giordano. Michele vide la disperazione negli occhi di Gianni e sorrise: – Aspetta a disperarti. Vado a prendere una cosa, disse dirigendosi verso una camera. Quando ritornò, disse a Gianni. – Controlla tu stesso.