madre. Eravamo felici ma un incidente irruppe nella nostra esistenza. La mia carriera si stava alzando come un aquilone nel vento. In alto. Sempre più in alto. Poi avvenne l’ incidente e quel vento che mi stava portando su, si bloccò e io precipitai come un falco senza più forza. Quando morirono decisi che era arrivato il tempo di cambiare rotta. Ero giovane. Ma dovetti cambiare rotta. Tante cose che mi sembravano importanti non lo erano più: come la carriera.
Michele Gegghero iniziò a narrare l’ inizio degli Stones. Gianni imparò così, che il primo nucleo dei futuri Stones aveva un nome lunghissimo:“ The Little Blue Boy And The Blue Boys”. Il loro repertorio prevedeva solo canzoni di Chuck Berry.
– Pensa che, il 25 maggio 1995 un nastro dei“ Blue Boys” è stato messo all ' asta da Christie ' s e venduto per 52.250 sterline: nei primi anni‘ 60 non avevamo nemmeno i soldi per un panino e meno di trent’ anni dopo, il mondo paga una cifra simile per un nastraccio inciso male! Commentò Michele incredulo.
Gegghero raccontò a Gianni qualche aneddoto su alcune delle formazioni che, pian piano, si stava avvicinando a quella finale. Fra queste, citò quella con Mick Jagger alla voce, Keith Richards ed Elmo Lewis alle chitarre, Dick Taylor al basso, Ian Stewart al piano e Mick Avory alla batteria. La line up finale con Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, Charlie Watts e Bill Wyman, insomma quella più conosciuta, era ancora lontano da venire, tuttavia Mick e Keith erano già ai loro posti di combattimento.
– Io sono un giornalista musicale. Tuttavia, se Dick Taylor al basso, Ian Stewart al piano e Mick Avory alla batteria riesco a ricordarli, devo confessare che‘ sto Elmo Lewis risulta un perfetto sconosciuto … Per assimilazione e in Italia, l’ unico‘ elmo’ che io ricordi, anzi gli unici due, sono‘ l’ elmo di Scipio’ dell’ inno e Guidi Elmi il produttore di Vasco Rossi, accennò con un mezzo sorriso Gianni Giordano.
– Be’ sì. Non sono in tanti a ricordarlo questo particolare: Elmo Lewis era il soprannome che si era dato Brian Jones.
Tra un racconto e l’ altro, Michele si diede da fare con tre macchinette della Bialetti: secondo lui ognuna aveva una sua peculiarità e, quindi, fece assaggiare a Gianni diversi caffè.
“ A me sembrano tutti uguali‘ sti caffè. Però, se Michele nota la differenza, ci sarà. Mah”, sorrise dentro se il giornalista.