– Mi puoi credere. Il mio cane ha di pericoloso solo il nome: rottweiler è la zona tedesca
da dove origina questa razza canina e, come sai, la lingua tedesca ha dei suoni piuttosto duri,
ma, di là del suono del nome, Gianni è un portento di bontà.
“Umh, ci credo. Tuttavia la sua stazza è particolarmente minacciosa”, pensò il giornalista
che, in ogni caso, cercava di starsene alla larga della portata del cagnone.
– Quindi sei un giornalista, chiese Michele.
– Purtroppo, rispose rassegnato Gianni.
– Perché purtroppo?
– Perché, io glielo avevo detto al mio capo testone che non poteva essere…
– Cosa non poteva essere… Ragazzo mio, cerca di essere più chiaro. Mi sembra di
pescare le parole con un amo spuntato. Forza, parla!
Gianni spiegò tutta la storia dell’intervista al fantomatico ex Rolling Stone.
Michele sembrò turbato:
– Ma, scusa, chi è che avrebbe fatto la soffiata al tuo capo su questa storia incredibile,
chiese.
– Ecco. Lo dite anche voi: è proprio una storia incredibile e falsa.
– Un momento. Falsa non credo: dammi il nome di chi ha parlato, per favore.
– Ma guardi…
– Be’, a questo punto dammi pure del tu. Io ho provato a fartelo capire da subito che ci si
poteva dar del tu, lo interruppe Gegghero pensieroso.
– Ah, va bene. Con piacere. Comunque, stavo cercando di dirti che, ma vado a intuito e
non sono sicuro che sia lui, probabilmente il tipo che ha messo in testa questa storia al mio
capo potrebbe essere Aldo Castelli. È uno che bazzica da anni, anzi da secoli, il mondo della
musica.
– Ma sei proprio uno stronzo! esclamò Michele Gegghero.
“Ecco, lo sapevo che cambiava idea. È la volta buona che mi scaglia contro il molosso!”,
pensò Gianni osservando il rottweiler che scodinzolava.
– Ah, Michele, non alterarti. Se ti disturba, possiamo ritornare a darci del lei, provò a dire
senza convinzione.
In realtà, prima, l’unico a dare del lei durante la conversazione era stato lui.
– No Gianni… perché ti chiami Gianni, vero?
– Sì. Infatti. Eh, ma si può sempre cambiare…