“È completamente matto. Io dovrei volare con quella cazzo di corda per 500 metri… Per
fare cosa? per diventare come una mosca sul parabrezza?”
– Signor Michele. Vi credo sulla parola. Tuttavia, sapete com’è, io i giochi da circo non li
amo particolarmente. Il massimo del pericolo che io possa sopportare è quello di una partita
a briscola, non di più.
– In che senso, giochi da circo? Chiese Michele con vicino il suo rottweiler gigante che
guardava Gianni come fosse un cotechino.
– Per amor di Dio. Non avevo minimamente intenzione di disprezzare il suo sport. Mi
creda. Piuttosto, perché il suo ‘cavallo’ mi guarda in quel modo?
– Non ho nessun cavallo, amico mio, fu la risposta brusca.
Gianni Giordano si maledì. Lo stava facendo incazzare. Lui e il suo cane da
combattimento.
Il cane ringhiò cupo.
In cielo alcune nuvole oscurarono il sole.
Un tuono rotolò lontano.
Un po’ di vento mosse le foglie degli alberi. Poi diventò un po’ più di un po’. Diciamo
pure tanto.
“Ecco. La scenografia è pronta. Adesso ‘sto cazzo di cane mi si avventa addosso e mi
riduce a polpettine pronte per il sugo” pensò disperato il povero giornalista di periferia che
era giunto lì sperando di realizzare uno scoop per farsi aumentare lo stipendio da quel
cazzone del suo stupido capo credulone.
– Ecco, non ci prendono mai i meteorologi: viene a piovere. Dai, entriamo in casa, disse
Michele Gegghero mentre il rottweiler dava una leccatona sulla faccia del tremante Gianni.
Mentre i goccioloni di luglio cadevano con fracasso sulla plastica che copriva la piccola
serra del padrone di casa, quest’ultimo aggiunse:
– Non crederai mica che ‘Gianni’ sia aggressivo, vero?
– Io…? No, no. Anzi sì. A dire il vero mi vedevo già sui titoli dei giornali della Puglia!
– Sui giornali? Ma, a fare che? chiese serio Michele.
– A fare la notizia del giorno: “Giornalista di Milano aggredito e mangiato
completamente da un mostro nascosto nelle sembianze di un gigantesco cane cupo”. Punto.
Il molosso se ne stava scodinzolante a guardare l’acquazzone. Ogni tanto qualche tuono
lo costringeva a correre guaendo verso il suo padrone.