STILELIB(e)RO Racconti di periferia | Page 145

– No. Io personalmente non lo conosco. Io sono solo un giornalista spedito nel vostro paese per contattare Michele, farmi raccontare la sua storia, quindi prendere la macchina e tornarmene a Milano… Che sarà piena di smog, ma non presenta delle signore rompi cazzo come lei, ma la parte finale della frase non gliela disse. – Un giornalista? Ma allora siete ricco. “Umh, ci mancava anche questa. La proprietaria dell’albergo crede che io sia ricco…” pensò: – Ma no. Fosse vero. Io sono solo un giornalista di periferia. Di quelli che riescono appena a mettere insieme lo stipendio di fine mese. Magari, se al mio capoccia, riuscissi a portare questa benedetta intervista, potrebbe alzarmelo lo stipendio da fame che mi dà. Magari. Stavolta era stato proprio bravo e convincente. Infatti, la signora lo guardò con compassione: – Mi dispiace. Allora, Michele Gegghero abita appena fuori il paese. È conosciuto in tutto il mondo – ovviamente per ‘tutto il mondo’ la signora intendeva i 411 abitanti del paese – e ha una villetta circondata da una cancellata metallica verde. Non c’è il nome vicino la porta. Ma è lo stesso: c’è solo una villetta verde in tutto il centro abitato ed è la sua. Gianni si avviò con l’auto. Piano. La signora rompipalle gli aveva assicurato che, anche se era presto, lo avrebbe trovato già in attività. Quale attività potesse fare questo Michele Gegghero a quell’ora, Gianni Giordano non lo immaginava neppure. “Ma, forse avrà delle galline da accudire. Starà a dare loro il mangime, cosa potrà mai fare?” pensava il giornalista mentre il primo sole del mattino annunciava una giornata luminosa. Trovò la famosa villetta. Era tutto molto vecchio. Il cancello era verde, sì, ma verde ruggine. “Sarà stato verde nel 1939, prima della Seconda guerra mondiale o giù di lì” si disse. Comunque scese e cercò di individuare un campanello, un batacchio o qualcosa di simile. Niente. Intorno al cancello di entrata non vi era nessun strumento per avvisare che un giornalista di Milano aveva lasciato la sua amata nebbia per andare a intervistare il Rolling Stone perduto. “Sì. Rolling Stone perduto un paio di maroni. Nessuno ha mai sentito nominare questo Michele, solo il mio capo. Sono sicuro che qualcuno gli abbia raccontato una balla