– Come tanti anni fa! esclamò il padre.
– Già, è vero: potrei dare un’occhiata alla camera 14, chiese la madre rivolta
all’infermiera coi capelli rossi.
– La 14… Sì al momento è libera. C’è qualche speciale motivo che vi spinge a questa
visita? Chiese a sua volta la rossa.
– Sì, è una storia lunga. Vi annoierei, concluse la madre del piccolo che era stato
ricoverato per accertamenti.
I giorni che seguirono, il padre del nuovo ricoverato sembrava tutto preso. Come uno
speleologo osservava ammirato e con passione tutti gli angoli del reparto. Poi chiese notizie.
Fece dei nomi, medici, infermieri, tecnici, OSS, volontari, maestre, etc.
– Oddio, io sono nuovo. Lavoro qui da troppo poco tempo per conoscere i nomi che mi
avete fatto, si schermì il medico che seguiva il figlio.
Invece uno di quei nomi ancora lavorava lì. Era un’infermiera castana.
Doveva fare il turno di notte. Mancavano solo pochi mesi alla sua pensione. Dopo la
consegna, la coppia della notte, iniziò il giro delle camere. Quando entrarono nella camera
9, l’anziana infermiera scambiò insieme al collega qualche chiacchiera con il padre e la
madre del nuovo arrivato. Non li riconobbe. In cambio i due le chiesero se lei riconoscesse i
due aggeggini che le mostrarono: due braccialetti rossi dipinti col pennarello.
– Impossibile! Tu sei quel bimbo che, scusa non mi ricordo il nome, è passato tanto
tempo… Ah, sì: tu sei Rocco dei Braccialetti Rossi!
– Già, disse lui con un groppo alla gola. Sono tornato per chiedere scusa dei casini che
combinavo con la storia dei braccialetti… E per far dare un’occhiata a mio figlio. È sano.
Ma non si sa mai… Io le mie crisi le tengo sempre sotto controllo con la Dintoina. Faccio i
dosaggi…
– E lei, la conosco? chiese l’infermiera indicando la compagna di Rocco.
Erano tutti e tre con gli occhi lucidi. Il loro bambino, stanco, già dormiva.
– Be’ sì. Io sono Giorgia. Probabilmente ti ricorderai di me perché questo qua, il mio
Rocco, mi fece fare la ‘parata’ di saluto quando fui trasferita al Sant’Orsola.
“Incredibile!” continuava a pensare l’infermiera. Poi, rivolta a Giorgia:
– Scusa, ma dopo la chemio cosa è successo?
– Tutto sparito. Sono sempre stata bene. A parte la chemioterapia, posso dire che c’è stata
una completa remissione spontanea.