– Grazie, rispose lui.
Poi, immediatamente, pensò: “Umh, a me basterebbe trovare una pillolina adatta, più
efficace di quella che già prendo. Non mi va di perdere tempo con i sarti e le loro matasse…
Ma se qui funziona così, che dire, ce la posso fare, dai”.
Appena i medici passarono alla camera vicina una bruna entrò in camera 9. L’infermiera
si era portato dietro uno scartafaccio ricolmo di domande.
– Ed ora iniziamo l’intervista, disse sorridendo.
– L’intervista? Ora sì che si comincia a ragionare. Ma dove tenete le cineprese qui…
Uhm, forse ho capito: sono nascoste. Così riprendete tutto e poi scegliete le scene migliori.
Ma a me non la si fa, io sono un attore nato: vedrete…! commentò il piccolo paziente.
La mamma si scusò per l’entusiasmo di suo figlio:
– Il fatto è che, come tanti bambini di oggi, Rocco guarda troppa televisione…
Quindi, iniziò a dare le sue risposte.
Poi arrivò l’infermiera castana.
Portava con sè un braccialetto.
Rocco scrutò l’apparecchio con sospetto:
– Cos’è quel coso?
– Niente di speciale. È un braccialetto identificativo…, disse l’infermiera cercando di
risultare simpatica.
– L’hai proprio detto: quel coso è per niente speciale. Non lo metterò mai!
Passò un quarto d’ora. Dopo aver esaurito le cartucce della pazienza, la ragazza lascò
perdere:
– Va bene Rocco, se non lo vuoi indossare non cadrà il mondo. L’importante è che tu sia
qui. Vedrai che io, i medici e tutti quelli che lavorano in pediatria, cercheremo di aiutarti a
trovare una soluzione al tuo problema di salute. Il braccialetto è l’ultimo dei dilemmi, disse
mentre cercava di allontanarsi dalla camera.
– Insomma, il mio braccialetto dov’è? Si sentì chiedere quando fu sulla porta.
L’infermiera pensò tra se: “Santa Monica di Faenza dammi ancora della pazienza/Adesso
mi riavvicino a quel suo letto e gli appioppo’sto braccialetto. Amen”. Si armò con un sorriso
da red carpet e rientrò:
– Ahh… me l’aspettavo: nessun bimbo resiste ai nostri braccialetti, prima hai voluto
scherzare. Ma a me piacciono gli scherzi…