STILELIB(e)RO Racconti di periferia | Page 126

– Portatore, e di che cosa? chiese il padre del piccolo. – Oh, è ovvio: di pannolone. Ah, comunque, scherzo eh, disse l’anziano ridacchiando amaro. E, inoltre e se le fa piacere saperlo, quel FUT di prima è solo l’acronimo di Foglio Unico di Terapia. Arrivederci. Finalmente il vetro scorrevole dell’entrata del famoso padiglione G fu oltrepassato. Presero l’ascensore per il secondo piano. Quando furono nel reparto, il bambino e i suoi genitori, furono fatti accomodare in camera 9. L’OSS di turno, una mora gentile e dall’aria familiare, dopo aver spiegato per grosse linee le caratteristiche del luogo che avrebbe ospitato per un certo tempo la famigliola, portò quest’ultima a un tour nell’unità operativa. Rocco, questo il nome del bambino, osservò incuriosito le pareti del corridoio: “Mah, ci sono segni stradali che conducono sulle pareti. È stranissimo ‘sto posto. Speriamo bene”, pensò un po’ preoccupato. Poi fu la volta di una bionda. L’infermiera gli attaccò gli appiccicotti. Quindi, fece ronzare l’apparecchio che si era portato dietro. – Cos’è? chiese. – Ah, ti ho fatto una ‘foto’ con i cavi, rispose con un sorriso l’infermiera. – E come sono venuto? – Benissimo, vedi che sorridi? Gli disse avvicinandogli l’apparecchio. Rocco non sapeva come dirglielo a quella poverina. Quello che si era portato dietro non era un apparecchio fotografico. Era un elettrocardiografo. Ma lei era, chissà da quanti anni, convinta che fosse una Nikon o qualcosa del genere. Che fare? Non se la sentì di toglierle quella convinzione. Niente, decise di lasciar perdere. Lui la sapeva lunga. Ne aveva fatti di ECG, hai voglia! – Hai ragione. Sorrido proprio. Son venuto proprio bene. Grazie, disse rivestendosi. La bionda si riportò indietro l’elettrocardiografo impensierita. Guardò il tracciato, i complessi PQR… “Mah, quel bimbo mi preoccupa: ha detto ‘Sono venuto proprio bene’ ”, disse a se stessa ripensando al commento del bambino. Rocco era affetto da epilessia. Quando passò il giro dei medici, il ‘capo’ disse: – Caro Rocco, da oggi sei un paziente. Noi tutti ci occuperemo di te e cercheremo di sbrogliare il bandolo della matassa del tuo problema.