STILELIB(e)RO Racconti di periferia | страница 125
– Ma se vengo l’hanno prossimo col colore scelto, la trovo oppure devo parlare con un
altro?
– Ehh… hai voglia se mi trovi qua: ti pare che non arrivi un altro Governo con idee
splendide per i vecchietti: amico mio, ricordatelo, i Governi cambiano ma i lavoratori no.
Sempre fissi e imperterriti fino a cent’anni a sgobbare. Comunque se non mi trovassi qua,
fatti accompagnare da tuo papà in qualcuno dei reparti dell’ospedale. Vedrai che mi troverai.
Significherebbe che mi hanno promosso da centralinista/PORT a paziente/PORT, rispose
gagliardo il vecchio impiegato.
– Da centralinista/PORT a paziente/PORT? Scusi, ma che significa, cos’è quel suffisso
‘PORT’? chiese incuriosito il padre del piccolo.
– Oh, niente di speciale. È un’idea dell’ufficio Tecnico. Lì inventano un sacco di cose…
Al mattino aprono l’ufficio e si siedono a pensare cosa possono inventarsi per rendere meno
‘noioso’ il tempo dei medici, infermieri, impiegati, OS, coordinatrici e quant’altro. Sapesse
quanti acronimi improbabili girano per l’ospedale: uno dei più simpatici, me lo raccontava
Nando, un mio vecchio amico infermiere che ha visto la Bastiglia e che, a causa degli
acciacchi deve litigare con i suoi assistiti perché non vogliono cedergli per una mezzoretta il
letto. Be’, non ci crederà, ma esiste un modulo che si chiama FUT!
– Be’, e che ci sarebbe di straordinario in quella sigla?
– Mah, il fatto è che il mio amico è del sud. E si sa, al sud sono coloriti nelle espressioni.
Ora ‘sto benedetto FUT non è figlio unico…
– Figlio unico?
– Sì. Insomma c’è il FUT 1, il FUT 2, il FUT 3 etc. Così, quando qualche malcapitato
specializzando gli chiede sconsolato uno di questi famosi FUT, se il reparto è tranquillo, lui
glieli fornisce. Tuttavia, se la giornata volge al delirio, il mio amico inizia a innervosirsi e
comincia a dire: “Ma finiamola con ‘sti FUT, io ho mille cose da fare… che cazz me ne
FUT di ‘sti FUT!”
– Ah, ora capisco. In effetti, incorniciato in questo aneddoto, l’acronimo è esilarante,
commentò il padre. Poi chiese:
– E per quanto riguarda il ‘suo’ suffisso PORT?
– Quello significa, nel primo caso centralinista/PORTiere…
– Ah, ma certo. Invece…
– Nel secondo caso, invece, paziente/PORTatore…