– Lei è un poeta, più che assetati, quelli là fuori sono dei dromedari che si son persi nel
deserto dell’A14, sghignazzò il lavorante.
Il tipo ritornò al muro. Ritornò al quadro:
– ‘Le sette opere di misericordia corporali’: una parte del dipinto è ‘Dar da bere agli
assetati’. Io la trovo veramente centrata: è un quadro che si attaglierebbe perfettamente a
un'auto grill. Anche se, ai tempi di Michelangelo, gli autogrill erano rappresentati da osterie,
spesso, frequentate da briganti.
– E c’erano già le auto? chiese il lavorante spiazzato dalla piega che stava prendendo il
discorso.
– Be’, no. Che c’entra? Ah, ho capito. Lei pensava al nome, ‘autogrill’. Giustissimo. Ma,
all’epoca, immagino che funzionassero i ‘cavallogrill’, disse ridendo.
– Ah, però. E come facevano ad andare d’accordo i due animali?
– I due animali?
– Sì. Insomma, il cavallo col grillo.
Il tipo guardò con attenzione il suo interlocutore. Fuori continuava il caldo di agosto.
– Comunque, non è un quadro vero. È una copia, aggiunse il lavorante.
– Ah. Lo credo bene: quello autentico si trova al Pio Monte della Misericordia, a Napoli.
Misura 390 per 260 centimetri. Ci starebbe a stento qui dentro.
Il lavorante guardò il soffitto. Guardò bene l’entrata e la vetrata che dava sul parcheggio
delle macchine. Quindi, si risolse:
– E se sfondassimo il soffitto, ma solo dalla parte del muro, di un buon metro ci starebbe
comodo, vero?
Il tipo riguardò fuori. Eppure il caldo non sembrava passare attraverso il vetro spesso
dell’ufficio. C’era l’aria condizionata a palla lì dentro.
– Be’, col soffitto sfondato sarebbe tutta un’altra cosa, disse sconsolato.
– E così, Michelangelo oltre alla Pietà, ha fatto pure ‘sto quadro…, disse il lavorante che
sembrava vedere per la prima volta quella riproduzione appesa al muro.
– No. Non quel Michelangelo: qui si tratta di Michelangelo Merisi, il pittore nato a
Caravaggio.
Dopo l’ennesima insistenza, l’ospite si sedette al posto di ‘comando’. C’era una radiolina
da tavolo.
– Posso accenderla? chiese.