L’armonica a bocca
Il tipo entrò con calma. Vide la ressa esagerata alla cassa e si avviò verso il bar
dell’autogrill. Quando il barista incrociò il suo sguardo, quest’ultimo fece per dire:
– Ascolti, prima di ordinare sarà meglio che faccia lo scontrino alla cass…
Smise subito. Il tipo che era entrato gli stava indicando qualcosa di preciso alle sue
spalle.
“Cazzo, è già qui. Lo aspettavamo per stasera, ma lui è già qui!”, pensò.
– Ah, mi scusi. Non avevo capito. Venga, disse cerimonioso il barista.
Era lui il lavorante più anziano di quell’autogrill. Gli toccò, tutto trafelato, togliersi il
grembiule e fargli da guida.
Il nuovo arrivato fu portato nell’ufficio del responsabile dell’autogrill. Dentro non c’era
nessuno. Il posto non era male. Il mobilio era ridotto all’osso, ma meglio così. È lo spazio
che arreda. Molti non lo capiscono e continuano, anche in ambienti lavorativi, a stiparli di
cose.
Fu invitato a sedersi. Lui, si guardò intorno. Restò in piedi. Poi guardò fuori: arrivavano
continuamente automobili colme di gente diretta verso le vacanze. Qualche tir, come un
galeone in mezzo alle barche, pisolava sotto il caldo di agosto. Era un caldo, un’afa che non
ci si stava. Il tipo finalmente si sedette.
– Non lì. Vuole scherzare? disse con un mezzo sorriso il suo accompagnatore.
Si era seduto sulla sedia di fronte alla scrivania del ‘comando’.
Non si alzò. Osservò il muro alla destra della scrivania del ‘comando’. C’era una
riproduzione di Caravaggio. Guardò di nuovo fuori, al di là del vetro dell’ufficio del
‘comando’. L’asfalto era mosso dal tremolio della calura.
– ‘Dar da bere agli assetati…,’ commentò ritornando con lo sguardo al dipinto.