STILELIB(e)RO Racconti di periferia | Page 115

Mi si avvicina titubante, mi punta lo sguardo addosso: il capolavoro degli insonni Michelangelo e Raffaello. Le mie braccia tese verso lui sono un invito troppo forte perché possa andarsene per il suo destino.
Mentre il primo tepore primaverile avanza, lui mi stringe confuso. Le prime lacrime cominciano a rigarmi il volto. E ' questa la felicità? Sciogliersi in un caldo abbraccio che mi sta uccidendo? – Ora che ti ho conosciuta, non ti lascio più! fa lui. Io non rispondo. Che potrei dirgli, che resterò per sempre con lui? Non è possibile, perché io sto già andando via. Dovrei forse mentire? O dovrei dirgli che sto morendo a causa delle sue braccia che non si sciolgono mentre mi sciolgono.
Lui mi guarda e una malinconica intuizione si fa spazio nel suo cuore: sotto il mascara che mi si scioglie sul volto candido, finalmente mi riconosce e, mentre ai suoi piedi mi trasformo velocemente in un laghetto limpido e scintillante, bacia con un bacio caldo e mortale le ultime gocce che di me restano tra le sue mani. Poi, guardando davanti a se la limpida purezza di quello che fu il mio corpo, mi dice sommessamente:
– Addio ultima neve di aprile.