Un Nuovo Mondo
Il mondo è stato inventato qui.
Duemila vaqueros e campesinos e pescadores. Trenta nobili. Cento cialtroni, fuorilegge,
banditi, tagliagole, bastardi, ladri, figli di puta sporchi e unti.
Cormorani sfruttati. Gabbiani gridanti. Asini grugnenti e maiali raglianti. Cani vigilanti e
pecore brucanti. E poi oche, galline inseguite dai gatti, il muggito delle mucche e le narici
dilatate e furibonde del protagonista delle tauromachie che sin da cucciolo odia il picador
anche nei sogni.
A primavera il vento galante asciuga con un bacio delicato la rugiada luccicante
aggrappata all'oceano di frumento mentre gli ulivi litigano con le viti per assicurarsi il sole
che maturerà il loro frutto. Sono brutti e storti ma per quanto belli gli altri 'figli di flora' sono
del tutto incapaci di sciogliersi in quelle lacrime che solo loro sanno forgiare.
Cielo azzurro lucente. Nuvole di panna. Buone buone. I miserabili ne mangiano a volontà
dai loro piatti colmi. Pioggia che penetra nelle ossa. Sole che cuoce la pelle. Raggi di luna
che infilzano il cuore delle mujeres notturne, che aspettano barche cariche di reti grasse e di
voci care.
Il porto è piccolo ma bello e con un grande destino.
Lo scricchiolio degli assi del pavimento del molo testimonia ininterrottamente il suo
dialogo con le timide onde che si infrangono sotto il suo ponteggio. Solo per alcune ore
della notte, quando i passi degli scaricatori e dei pescatori che si avvicendano da tempo
immemorabile sul suo corpo sono assenti, il molo si ritira in se stesso e ammutolisce. Non
un rumore, non una parola. Non un'incrinatura. Nessuno in quelle ore riuscirebbe a cavargli
una reazione.
...Quasi nessuno.