non è affatto prerogativa di grandi volumi o grandi marchi. Anzi, nel nostro settore è una pratica consolidata: parliamo in questi casi di beer firmers, ovvero soggetti che non possiedono un impianto di produzione ma commercializzano birre prodotte da un birrificio, spesso con un proprio marchio e, in molti casi, con una ricetta personalizzata. Nel caso di una pizzeria o di un ristorante, quindi, è assolutamente possibile creare una birra con un’ etichetta dedicata, e anche intervenire sulla ricetta per ottenere un prodotto davvero su misura, coerente con l’ identità del locale o con determinati piatti del menu. Naturalmente tutto dipende dal tipo di collaborazione con il birrificio artigianale: se si tratta solo di personalizzare l’ etichetta su una birra già esistente, l’ operazione è semplice e i volumi richiesti sono minimi; se invece si vuole creare una birra ad hoc, studiata insieme al produttore, sarà necessario prevedere almeno un lotto di produzione intero – generalmente un fermentatore – ma parliamo comunque di quantità accessibili anche a una singola attività. In sintesi, oggi non è necessario essere una catena o una grande realtà per avere una birra personalizzata nel proprio locale. Basta avere una buona idea, un’ identità chiara e un partner produttivo competente. Per molte pizzerie questo rappresenta un vero valore aggiunto, non solo dal punto di vista commerciale, ma anche per rafforzare la riconoscibilità e l’ unicità della propria proposta gastronomica ».
Un secondo fenomeno è quello di realizzare la birra partendo dal pane e dalla pizza? Si tratta di una nicchia o di una possibile tendenza? « Per quanto riguarda la pizza, al momento non ho conoscenza di esperienze significative in questo senso. Diverso è il discorso sul pane: già da qualche anno esistono progetti che riutilizzano il pane invenduto come ingrediente per la produzione di birra, in un’ ottica di economia circolare e sostenibilità. Uno degli esempi più noti è quello di Biova Project, con cui Unionbirrai ha collaborato anche in occasione di eventi fieristici, supportando la loro ricerca di birrifici artigianali disposti a produrre birre realizzate parzialmente con pane recuperato. Si tratta di iniziative che mettono in campo creatività, sensibilità ambientale e attenzione al territorio. E sebbene non stiamo parlando di numeri capaci di incidere in modo significativo sul mercato complessivo della birra, queste produzioni rappresentano un’ interessante nicchia in espansione. Nel mondo dei piccoli birrifici artigianali, il dialogo con altre realtà locali – panifici, pastifici, pizzerie – è spesso molto attivo. Collaborare per riutilizzare il pane del giorno prima e trasformarlo in una birra unica è un’ idea che ha valore, anche simbolico: si riducono gli sprechi e si rafforza il legame con la comunità. Quindi sì, oggi è ancora una nicchia, ma rappresenta un modello virtuoso che potrebbe crescere, specie in contesti locali dove sostenibilità e identità territoriale sono valori condivisi ». unionbirrai. it
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