scono alla fine di questa surreale sessione lavorativa.
Un medico punk mi diagnostica:
‘Metallo pesante nel sangue!’
Ho poche speranze
di sopravvivenza suburbana.
Avete mai scritto poesie
durante un concerto rock?
Che paura può farmi
dunque
la semplice morte?
Sbraitano rabbie antigovernative
nel buio
di questa discarica dimenticata.
Il ‘mostro’ è la stupefacente rappresentazione materiale, terribile,
esteriorizzata e a volte profetizzata, della superbia umana. Si ha
paura del mostro e si combatte il mostro, ma in realtà abbiamo
paura della nostra mostruosità e combattiamo i nostri errori.
La ‘cosa’ è lì: distesa, antica e pulsante come un enorme muscolo
cardiaco strappato dal petto della storia del marketing. Gonfia
di imprecazioni telefoniche, diritti negati, bugie o mezze verità
propinate in nome del guadagno e infarcita di flessibilità occupazionale. Alcuni corpi umani completamente scheletriti o in
avanzato stato di decomposizione giacciono ai lati della stanza:
forse si tratta di teleoperatori ficcanaso licenziati dalla vita, di
sindacalisti filantropi o di giornalisti a caccia di informazioni
preziose per un reportage sul lavoro nei call center. Non lo saprò
mai. I cavi elettrici, forse provenienti dai numerosi box del call
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