gente dell’esperienza. Il presenzialismo passivo subirà un naturale
cedimento strutturale: il bisogno di senso da donare agli eventi
ciclici lo esigerà. L’obbligo parentale evolverà in nuovi significati
da costruire: per recuperare i legami che contano. Le cose scontate
scompariranno dal mercato dell’ovvio. Anche se non tutti asseconderanno la rivoluzione: le catene hanno un loro fascino. ‘E il cuore
/ quando si fa sera / muore d’amore / non si vuol convincere / che
è bello / vivere da soli.’
Non sono più il padrone incontrastato del mio cammino, o forse
non lo sono mai stato. Seguendo una mappa avuta in dono da
una forza misteriosa, compio gesti involontari ma decisi. La visione dei miei nuovi obiettivi è nitida, e non so perché.
Alla fine ci si arrende. Convinti che in fin dei conti è bello accettare la sfida lanciata dall’insicurezza: rimanere legati a certe logiche
non ripaga; che è eccitante cambiare, evolvere, sciogliersi in soluzioni estemporanee, svendersi... Avanzare fiduciosi, rimanendo
fermi nella novità effimera del presente. Seppellire il passato solido
per non fare confronti scomodi con un futuro precario. Il senso
d’appartenenza rinforza l’anima ma al tempo stesso l’appesantisce
con un patrimonio genetico superato. La ripetizione uccide la creatività esistenziale. Voltare pagina per salvarsi grazie all’ebbrezza
di un divenire nebbioso: la stabilità è un disvalore che può condurre a morte il nostalgico; la mente costruisce catene illusorie in
grado di bloccare la freschezza autoimprenditoriale perché siamo
ossessionati dall’idea che lo strappo con il passato sarà doloroso e
non crediamo nella possibilità di nuovi scenari.
Strappo il mio strumento di seduzione dal corpo centrale dell’inganno. Lascio cadere le mie cuffie nel primo cestino dei rifiu42