SB Storie Bizzarre Speciale Comicon | Page 41

L’errore sonnecchia in me. Improvvisamente avverto una voglia matta di sbagliare, di indagare sulla vera natura della gerarchia piramidale di questa azienda. Ritorno indietro sui miei passi e il Supervisore ricomincia a sbraitare, ma lo ignoro. - Dove pensi di andare? Sei in pausa da più di dieci minuti... Vostra grazia intende fare qualche pezzo oggi? Il suddito, prigioniero dello stesso programma, non ha ancora capito che l’energia per la vera produttività non proviene dall’esterno, non può essere imposta, trasmessa per osmosi con micropompe terrorizzanti e lubrificate da minacce occupazionali. Per essere un buon Supervisore occorrono un’innata stupidità, la capacità di far sentire inadeguati i propri sottoposti anche quando lavorano alacremente e l’illusione di poter pilotare la produttività ordinando applausi o reprimende. La filosofia del rematore di galea non attecchisce più sul mio cervello frustato e incatenato. Lo schiavo numero 103 abbandona i remi: eloquenti amici inquadrati, che sputacchiate sui vostri microfoni cercando di vendere il nulla, vi lascio il mio soldo e la zuppa. Lo so, non mi seguirete: in compenso sarò io a seguire voi, dall’interstizio bizzarro esistente tra realtà e fantasia, tra la pace dei sensi e il desiderio di sapere. - Mi piace osservare i miei concittadini, soprattutto nei giorni di festa...- osservazioni etologiche all’inizio dolorose a causa del distacco, ma in seguito divertenti e necessarie per capire, per sapere chi sono, per dirigere i miei passi verso la parte vera del mio esistere terreno. Aspettando una luce superiore che non necessita di strappi sociali, di odio, di guerre bianche, di sentimenti negativi covati nell’ombra, di rappresaglie familiari, ma che si nutre di serenità e di una verità afona che non ha bisogno di spiegazioni. I sensi di colpa instillati dall’insicuro cederanno il posto al coraggio intelli41