- Attento a non abituarti
alla solitudine! - mi dice lei.
E intanto
sono proprio le sue labbra
che per prime
mi negano speranza e baci.
- Questi poveri mediani, schiacciati tra le pressioni dei padroni
e il rendimento dei nuovi schiavi, e travestiti da kapoimprenditoriali, attuano una costante azione di disturbo psicologico nei
confronti di noi, piccoli ingranaggi in bilico tra il bisogno materiale e la mancanza di un sogno. Credono, così facendo, di spronarci, di aizzarci contro i consumatori indecisi e di renderci produttivi! - dico tra me e me, dirigendomi verso il box reso umano
da alcune coccarde residuate dall’ultimo Natale aziendale. Ma
un altro corsivo mentale interrompe i miei passi.
L’errore è la pausa dalla regola, la distrazione dal Piano, l’aritmia
sinusale, la poesia inedita di Dio, il filo di lana che sfugge alla
maglia, il vizio del Creatore, la sbavatura d’inchiostro sulla rivista patinata, le gambe storte del campione, il graffio sul disco, la
sordità del compositore… L’errore è la compassione che si prova
per il magnifico, è l’aberrazione che sfida la Noia, è la fuga dello
Spirito dall’impegno del Materialismo, è il piccolo mammifero che
sopravvive all’estinzione, è ‘la pietra scartata dai costruttori divenuta testata d’angolo’, è l’amico dimenticato, è la prima cellula
tumorale, è la madre che uccide il neonato, è la nave inaffondabile
che affonda, è il grattacielo che crolla, è l’eroe che muore per un
raffreddore, è la pioggia col Sole, è il fiore che spacca l’asfalto, è le
‘Tredici variazioni sul tema?? ? di Jill Sprecher… È la vita…
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