SB Storie Bizzarre Speciale Comicon | Page 43

ti che incontro mentre mi dirigo verso l’uscita. Apro la porta blindata, simbolo massiccio di un’asfissia legalizzata, e ripiombo nel silenzio del corridoio senza finestre ma illuminato da luci al neon ricoperte da escrementi di mosche e che porta nel parcheggio dell’azienda. Non esco all’aria aperta, non fuggo. Non ancora, almeno. Seguo le indicazioni fornite dal mio navigatore anarchico che sussurra percorsi scomodi ma veri: prendo le scale e mi dirigo negli inferi del call center, oltre il brusio della televendita, oltre il piano terra della pubblicità cosciente, verso l’ex vano caldaia del fabbricato, lì dove l’odore umido di muffa si mescola a quello sopravvissuto del cherosene che ha intriso le pareti. ‘Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri / non accontentarmi di piccole gioie quotidiane...’ Lanciare avvertimenti verso gli incauti che confidano in pazienze inflazionate, segnalare pericoli di crolli esistenziali, deviare il traffico interiore per non ferire nessuno... con stile. La proposta del nuovo destabilizza la visione pigra dell’uomo senza idee. Gli stupidi non capiranno; le pecore umane traviseranno la ricerca di nuove angolazioni e condanneranno la libertà di chi non giace sui letti caldi dei predecessori. Almeno per una volta. I suggerimenti corsivi si fanno più insistenti e divento prepotente con me stesso. Mentre scendo le scale polverose e semioscure verso il secondo piano interrato, ricordo i primi ‘test sulla pietà’ effettuati dagli aguzzini a carico della mia psiche con domande ingannevoli: - Ti ha intenerito la voce di quella dolce vecchietta al telefono, prima? E le punizioni bianche che seguivano alle mie ingenue risposte sincere. Imparai presto a mentire, in fin dei conti la dolce vec43