rimuovendo
progetti e speranze.
Abbassare fino a zero l’audio fornito dalla cronaca di regime durante i telegiornali e sostituirlo con la musica di sottofondo preferita: per reinterpretare il messaggio, per slegarlo da logiche preconfezionate, per cogliere sfumature criptate. Spezzare le dinamiche
festaiole pseudofamiliari per ritornare ad assaporare, consumando
scarpe, la città raminga e solitaria tra stupidi rumori di guerriglia
urbana e i clamori delle bollicine di un ennesimo anno morente.
Il riverbero invernale della stupidità va combattuto adottando un
cinico space clearing: avere il coraggio di interrompere le connessioni associative, pubbliche e private, in vista di un autentico anno
nuovo. Le abitudini come eco di comandamenti scritti dalla noia
su pietre tradizionali: il cambio di panorama scardinerà il ritmo
voluto da chi non sa osare e s’illude di essere felice. Il tempo delle
equazioni semplici è finito: si può essere già morti da tempo, fingendo di vivere. Alla fine tireremo le somme e decreteremo chi avrà
vissuto veramente. Non ora. Ora è tempo di ciò che voi chiamate
festa e di ripetizioni come sciocchi déjà vu, rantoli di un tentativo
di risveglio che per molti di noi non arriverà mai. Slegate i cani se
non volete che muoiano.
I corsivi mentali mi torturano. Una tortura piacevole e necessaria. Mi stupisco del loro modo irriverente di intercalarsi tra i
pensieri e le azioni della vita quotidiana. Se non fossi divertito
dall’originalità di questi interventi non richiesti, penserei senz’altro a una forma di pazzia indotta dal tipo di lavoro che faccio da
anni. Propinare bugie alla gente, mettendo a tacere la tua vera
natura, può creare problemi. Numerose le ipotesi sulla loro origine: potrebbero essere stralci di uno sconosciuto vademecum
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