di sangue e spazzatura.
Angolo squallido di gioia nera
e vuoti cartelloni bianchi
in attesa di colori e occhi.
Quando anche l’ultima
freccia dolente di sole
scomparirà dietro nuove terre,
daremo fuoco al palcoscenico.
Tramonta sole, tramonta!
- Sei nuova? - oso chiedere a una ragazza fregandomene del coprifuoco aziendale e scavalcando per pochi attimi le barriere antisocializzanti del mio box.
- No, sono qui da tre mesi ... Non mi hai mai notata? - risponde
lei ridacchiando e credendo ad uno scherzo che precede la pausa caffè. L’assecondo con un tempismo teatrale.
- Ma certo, scherzavo! Sei l’amica di Paola ... - tento di riprendere quota giocandomi la carta dell’operatrice più anziana del call
center. Fingo: in realtà non so chi sia questa ragazza che dice di
lavorare qui da tre mesi. Mi va statisticamente bene. Lei ci crede:
è sul serio un’amica di Paola e annuisce sorridendo. L’azienda sta
facendo un ottimo lavoro su di noi. E su di me.
Spontanei agglomerati umani
in cerca di energia sonora
mi ricordano solitudini
e viaggi per un solo passeggero.
Ci illudiamo di essere centro
ma siamo sempre alla periferia
di noi stessi
e dei nostri sogni.
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