corpo di Herr Schmidt.
C’erano stati spari, presto sarebbe accorso qualcuno. E il
corpo dell’uomo della Gestapo riverso sulla strada nel retro
non avrebbe attirato solo campagnoli curiosi, anche perché
probabilmente non era venuto da solo.
Appoggiò la schiena contro il muro interno. Diede una rapida occhiata all’ambiente e notò una scala in ombra che saliva al piano superiore; non vi erano altre uscite nello stretto
atrio in cui si trovava, tra l’altro illuminato solo dalla luce
che filtrava dalla porta d’ingresso ancora aperta.
Devo pensare!
Le mani andarono ancora una volta invano alla ricerca delle
sigarette perdute.
Non ho altra scelta, si convinse Fabian. Respirò a fondo per
riprendere lucidità.
E devo agire e in fretta!
Spettava a lui portare a termine la missione, qualunque fossero le implicazioni che non era in grado di vedere con i pochi elementi che possedeva.
Diede una leggera spinta alla porta che iniziò a chiudersi
lentamente.
Mentre l’oscurità prendeva pian piano il sopravvento, Fabian strinse la pistola in pugno e salì le scale.
In cima sbatté contro una porta chiusa, da cui filtrava un fioca luce.
Tastando con la mano libera trovò la maniglia. Aprì la porta
ed entrò tenendo la pistola stretta al costato.
Ciò che vide Fabian non era nulla di quanto si aspettasse: la
stanza era ingombra di orologi, una panoplia di cucù appesi alle pareti, pendoli, mensole e tavoli con orologi di varie
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