re sudore e di avere la camicia fradicia.
Spense la fiamma. Il Cubo non era nemmeno caldo, nonostante
tutto il tempo passato sul fuoco.
L’uomo lo poggiò sul tavolo e si sedette affranto. Pensò di aprire
la finestra per far entrare un po’ d’aria, ma gli mancarono le forze. La temperatura scese di lì a poco.
L’Uomo si alzò e andò al lavandino. Riempì un bicchiere d’acqua
e lo trangugiò tutto d’un fiato. Improvvisamente, a causa dello
sbalzo caldo-freddo, starnutì. Si sentì un clack alle spalle. L’uomo si girò di scatto.
Il Cubo si era aperto.
Circumnavigò il tavolo e si avvicino al Cubo con apprensione.
L’Oggetto aveva il lato superiore aperto leggermente. L’uomo
provò a sollevare con le dita la parte aperta e vi guardò dentro.
Si dovette avvicinare per guardare meglio e per credere ai suoi
occhi. Dentro vi era una riproduzione della sua cucina. Una specie di casa delle bambole perfetta. La Sua Casa. Guardando bene
vide la figura seduta al tavolo muoversi, prendere un minuscolo
martello e batterlo con veemenza su un minuscolo cubo poggiato sul tavolo davanti a lui. Vide l’Uomo sedersi e massaggiarsi il
braccio. Non l’Uomo, Se stesso.
Credette di essere impazzito. Non poteva credere a quello che
vedeva, doveva trattarsi di uno scherzo o di una allucinazione.
L’uomo continuò a guardare, ammaliato, le scene che si svolgevano all’interno del cubo. La microfigura prese un accendino e
si preparò al tentativo di riscaldare il microcubo nella speranza
di aprirlo. Mentre osservava l’armeggiare del piccolo se stesso
dentro al cubo, intorno a lui iniziò a fare caldo. Molto caldo. Si
staccò un attimo dal Cubo e andò ad aprire la finestra. L’Aria
all’esterno era ancora più calda. Tutta la stanza si era trasformata
in un forno.
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