ne dell’uomo fu alquanto sorprendente: iniziò a sghignazzare,
come se stesse assistendo al più divertente spettacolo comico da
lui mai visto.
- Che cos’hai da ridere, avanzo di galera? Ti fa tanto ridere la
mia faccia, eh? Adesso te lo tolgo io quello stupido ghigno da
quella tua stupida faccia da delinquente! Poi si sentì chiamare, alle spalle.
- Ehi, sceriffo! Lo sceriffo si voltò e i suoi occhi incontrarono quelli di una donna, Medusa. I suoi occhi emanarono i due raggi rossi pietrificanti e immobilizzarono immediatamente lo sceriffo.
Si avvicinò al poliziotto e soffiò leggermente, come se stesse per
imboccare un bambino con una pasta troppo bollente. Subito la
sagoma dell’uomo si sbriciolò in migliaia di frammenti.
Medusa liberò Eyler. Finalmente, dopo tante tribolazioni, i due
si baciarono.
- Qualcosa è andato storto, purtroppo - disse Eyler - Ma l’importante è che noi due siamo salvi. Eppure, non capisco… chi è
stato il traditore? Chi ha chiamato gli sbirri? Di certo non Doc! - Non pensarci più, - rispose Medusa - tutto è finito, anche per
te… - sollevò gli occhiali da sole sulla fronte e pietrificò anche
Eyler. Medusa gli diede un ultimo bacio sulle labbra ma, appena
sfiorò il corpo, Eyler si polverizzò, così come era successo allo
sceriffo.
Medusa uscì dalla cella con tutta tranquillità. Riuscì a lasciare la
centrale senza grossi problemi: quando un poliziotto le impediva il passaggio, lo fulminava con lo sguardo e poi lo sbriciolava.
Rubò un’auto della polizia e nel cuore della notte girovagò per le
strade del paese, finché non raggiunse nuovamente il viale. Ad
attenderla c’ era una schiera di licantropi.
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