mente sbucava dal terreno. Sembrava che qualcuno fosse stato
risucchiato, divorato da qualcosa che giaceva sottoterra, e la sua
mano stesse invocando inutilmente aiuto.
- Presto, scappiamo! - le intimò l’uomo.
Il terremoto, nel frattempo, non era cessato. Dalla parte del casolare, un gigantesco buco nero si era aperto. Medusa e l’uomo
non osarono fermarsi a vedere cosa stava accadendo. Doc era
ancora lì, come se nulla fosse.
Dal buco emerse un’orribile creatura: la testa era lunga almeno
dieci metri e larga sette. I suoi occhi non sembravano maligni,
piuttosto innocui. Eppure le dimensioni non lasciavano presagire nulla di buono. Era un grosso serpente; un serpente nascosto
nel sottosuolo con cui Doc voleva allearsi.
Per evocarlo, aveva rubato la lampada. Per cibarlo, aveva bisogno di cavie. In cambio di cibo, la creatura sarebbe stata al suo
servizio. Che cosa avrebbero combinato insieme, nessuno
avrebbe potuto immaginarlo.
Alla vista del serpente, Medusa e l’uomo cercarono di non cedere alla codardia e corsero nel buio, devastati dal terrore e dall’angoscia di finire divorati da quell’essere infernale.
Sbalorditi, si accorsero che lungo il viale c’era qualcuno. D’istinto i due chiesero aiuto. Ma in quella poca luce, che la luna era
riuscita ad emanare dopo che le nuvole si erano diradate, distinsero altre creature oscure. Due esseri dal corpo umano ma con
la testa di lupo.
Gli artigli di uno dei due licantropi graffiarono il volto di Medusa, facendole saltare gli occhiali scuri. Medusa cercò di pietrificarne uno con lo sguardo, ma nell’oscurità della notte le era
difficile guardarlo dritto negli occhi, e la vista di quell’essere la
terrorizzava. L’uomo col mantello, nel frattempo, era stato affer47