due raggi rossi, che si scagliarono sulla lampada dorata. Dapprima non successe nulla e le fiamme, nel frattempo, crescevano,
avvolgendoli e sottraendo loro il respiro. Poi la lampada divenne
bianca e le fiamme, tutto d’un tratto, si estinsero.
Medusa e l’uomo continuavano a tossire. Il fuoco aveva lasciato
sui loro visi dei segni neri di fuliggine.
Doc era davanti a loro: sembrava pietrificato.
- Presto, usciamo di qui! - disse Medusa all’uomo che cercò di
sfondare la porta a spallate.
Dopo averla ripetutamente forzata, riuscì finalmente ad abbatterla. Uscirono: ora erano fuori, in salvo.
La pioggia aveva smesso di cadere. Ma l’aria era piuttosto fredda
e lo sbalzo di temperatura non tardò a farsi sentire.
- Scappiamo e al diavolo i soldi! Mettiamo in salvo la pelle! gridò l’uomo.
La via della campagna era completamente avvolta nell’ombra.
Ormai erano immersi nel cuore della notte e le stelle erano tutte
sparite. Qualche nuvola nascondeva la luna, che sembrava voler
sbucare e dire: “Io ci sono, esisto”.
Medusa e l’uomo si presero per mano e iniziarono a correre nel
buio. Poi, dietro di loro, sentirono la voce tuonante di Doc:
- Dove andate! Non avete scampo! Fermatevi o lei vi distruggerà! Ma non si degnarono di dargli ascolto, mentre svoltavano lungo il viale, sentirono un tremore. Medusa preferì non voltarsi e
continuare a scappare, come l’istinto le suggeriva. Ad un tratto,
inciampò in qualcosa che sbucava dal terreno. Fortunatamente
non si fece nulla. L’uomo col mantello l’aiutò ad alzarsi.
- Stai bene? - le chiese.
- Sì, ma… cos’era? E che sta succedendo? Medusa si accorse che era inciampata in una mano, che orribil46