sguardo è serio, ma quel ghigno sardonico non accenna a sparire.
- Non avreste dovuto calpestare i sassi del mio sentiero, insultare
la mia casa ringhiando, con quei musi lordi di terra e sangue.
Sembra che sia in trance, teso ad ascoltare più che le parole dei
suoi interlocutori, gli ignoti suggerimenti di qualcuno o qualcosa nella sua testa. Megaris gli si avvicina ancora, imitato dal
resto della banda.
- Chiedo di nuovo e umilmente venia per questo, maestro. I miei
soldati sono giovani e inesperti, del tutto avulsi alle pratiche magiche. Vedere un fruitore all’opera è per loro una cosa nuova.
Anche se chiaramente ciò non giustifica la disobbedienza ai miei
comandi. Prego ancora che possiate perdonare la loro ignoranza, anche perchè vi assicuro che riceveranno una punizione adeguata.
Kracos seguita a fissarli con orbite prive di colore, ora a braccia
incrociate come se le motivazioni che il canide offre non siano
sufficienti a giustificare un’aggressione in casa propria, come se
aspetti scuse più logiche e rilevanti.
- Il fatto è, signore, che dopo aver rinvenuto i resti di quelli che,
suppongo, furono i vostri servitori, abbiamo scorto un superstite
che si aggirava intontito per la pianura dove ci siamo accampati
e che ha condotto i nostri passi fino a voi.
Getta lo sguardo alle sue spalle, mentre Pitagora mostra la preda che penzola dai suoi artigli. Dagli abissi del coma, di tanto
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