SB Storie Bizzarre SB N5 | Page 60

cantare, e si esprime in lingua comune: - E così, dopo secoli passati a nasconderci dalla marmaglia umana, a scappare, guerreggiare, tendere imboscate, ecco dal folto dei loro boschi queste belve... Si volta rivelando una faccia dagli zigomi duri, costellata di cicatrici e resa ancor più truce dalle saette viola tatuate sulla fronte e alla base del mento. Senza che Meg abbia dato l’ordine, cinque dardi sfrecciano nell’aria gelida, diretti al collo della creatura. Due mancano il bersaglio, perdendosi nella notte. L’orco ne afferra altre due con le dita, tanto rapido e silente da lasciare i canidi a muso aperto. La freccia che ha colto nel segno, si va a conficcare nell’enorme spalliera che protegge parte del tronco dell’essere, che si figura come una vera gabbia toracica, appartenuta a qualche grosso mammifero. - Queste belve un bel giorno decidono di scimmiottare i bipedi, venendo ad aggiungersi ai numerosi nemici del mio popolo... Parla il comune in maniera eccellente per un pelleverde. Meg pensa che l’orco sia stato uno schiavo alle dipendenze di qualche mago potente. Solo attraverso gli insegnamenti carpiti dalle biblioteche di un maestro quel genere di creatura poteva affinare il linguaggio e sviluppare una tendenza alle arti magiche. Oppure con una di quelle rare pietre, le lacrime, che si diceva avessero il dono di infondere magia persino nei nomadi e nei bifolchi. Il negromante si rialza, serrando le dita a pugno, lasciando cadere le due frecce spezzate a metà. Poi estrae quella conficcata in petto, gettandosela ai piedi con fare annoiato. I canidi vengono lentamente allo scoperto, con le spade sguainate ed altre frecce 60