Guarda di traverso il lupo, ma in realtà è un cenno che gli altri
conoscono bene, e che i due si scambiano ironicamente, spesso
per riappacificarsi dopo che sono entrati in conflitto. Pitagora
allenta la presa e, rinfoderando l’arma, offre la creatura inerme
al superiore, come un agnello sacrificale. Il cane accoglie quel
corpicino straziato con gentilezza, quasi impietosito e propenso
a lasciarlo libero. Invece lo spinge rudemente avanti a sè, indicando il folto della foresta
- Ci farà strada.
Istintivamente i canidi si dispongono a semicerchio, a protezione
del capobranco. Più d’uno corre alle tende, intenzionato ad armarsi di arco e frecce per tenere d’occhio e stroncare un’eventuale
fuga del pelleverde. L’esserino, intontito e barcollante, imbocca
un sentiero che si inoltra tra gli alberi, in direzione sud-est. Marciano compatti, mettendo in pratica anni di duro allenamento
e studio delle tattiche di guerra tramandate dagli anziani. Non
hanno mai montato animali. Considerano sacrilego sfruttare i
fratelli che non hanno ricevuto il dono della lacrima abissale,
ancora schiavi di ogni capriccio del demone uomo, strisciando
impotenti ai suoi piedi. Del resto, Gea gli ha dato una costituzione tanto robusta da poter marciare per giorni senza provare
stanchezza. La carenza di velocità rispetto ai nemici a cavallo è
ampiamente compensata dalla lungimiranza delle loro energie
e dall’enorme portata del fiuto, che dà l’innegabile vantaggio di
seguire tracce deboli o del tutto scomparse. Contano sul fattore
sorpresa, sul fatto che l’assassino ignori di essere braccato, approfittando delle sue soste per guadagnare terreno.
Kracos Bruulnish potrebbe avere informazioni utili, essendosi
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