suoi muscoli si distingue anche al buio. Carattere indomito e
ribelle, probabilmente perchè cresciuto nella foresta, seguendo
gli usi degli antenati. Gli abitanti del villaggio lo evitano, se non
per discutere di tattiche di guerra. Lo ritengono un barbaro e
non ripongono fiducia in lui. Megaris ha sempre fantasticato su
quel giovane soldato. Lo immagina come un discendente degli
antenati stessi. Un figlio dell’epoca in cui cane e lupo conobbero la luce, sollevandosi sulle zampe posteriori come avevano
visto fare agli uomini, per costruire una strada del tutto diversa.
Quel grosso bestione sembra implacabile, e persino i capibranco provano per lui un rispetto che rasenta il timore. Ma la sua
lealtà negli anni rimane immutata. La sua fede, l’incorruttibilità
del suo animo, sembrano solide come montagne. Così come la
sua perfidia. Si diverte a stuzzicare il goblin, burlandosi del suo
gracidare insensato e graffiandolo con la punta della spada. Non
imita i commilitoni, che alla vista dell’ufficiale scattano sull’attenti, ma in maniera bruta e irrispettosa agita la preda in faccia
al comandante.
- Guarda qui, Meg! Vagava per i boschi piagnucolando come
una femmina, la feccia pelleverde! Lo torturiamo prima di sbudellarlo o lo usiamo direttamente per alimentare la brace?
- E se invece per una volta tenessi a freno la tua irruenza, così
proviamo a cavargli qualche notizia utile?
Chi parla è una giovane dal manto grigio, che veste l’uniforme
di pelle nera che i canidi usano abitualmente per agguati e raid
notturni.
- Perdonate la mia insubordinazione, comandante. Questo soldato dà ai nervi col suo modo di fare. E non porta rispetto alcu54