SB Storie Bizzarre SB N5 | Page 53

tutt’intorno. Non è ancora chiaro il motivo di quel massacro, ma Megaris intende far luce, e ha giurato vendetta. Nessuno tocca il popolo dei canidi e la fa franca. Lui e gli altri capibranco hanno trascorso un’intera notte ad ululare alla luna. Concluso il rituale funebre, alle prime luci dell’alba, la maggior parte di loro è rimasta senza un filo di voce. Poi hanno deciso di formare una squadra di cacciatori e si sono lanciati all’inseguimento dei responsabili. Da quel momento hanno viaggiato senza soste per impervie strade di montagna, lande desertiche, brughiere. Cacciando la fauna incontrata lungo il viaggio e spostandosi anche durante i pasti; seguendo con l’innato, acutissimo fiuto l’odore di morte che quei porci si tiravano dietro. Il campo dei suoi si trova poco distante e il canide vi si avvia placidamente, immerso nelle sue congetture. Affretta il passo solo quando un sibilare acuto e le grida di scherno dei suoi soldati arrivano alle sue orecchie. Davanti al grosso falò approntato per cucinare i conigli e ripararsi dal freddo pungente, Pitagora tiene per la spalla un piccolo goblin, minacciandolo di morte con il grosso spadone che brandisce con la zampa sinistra. Pit è enorme, senza alcuno sforzo stringe la creaturina, che si dibatte e strilla imprecazioni in una lingua indecifrabile. Il muso nero da cane, pieno di folta peluria e leggermente allungato, si apre in un ghigno sadico, che rivela una fila di zanne aguzze. Il manto, anch’esso nerastro, era spezzato nel mezzo da una striscia di pelo, leggermente più chiara, che partiva dalla sommità del capo e lo percorreva per intero, fino a sparire all’altezza del torace. Una profonda cicatrice incattivisce il suo grugno, marchiandolo dalla fronte alla gola e facendo sparire l’occhio sotto un lembo di carne ricucita. A differenza dei suoi compagni, non indossa altri abiti che un corto calzone di tela e stivaletti di cuoio scuro. La forma rozza e scolpita dei 53