Magus
di Michele d’Orsi
Parte 2.
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M
egaris fruga con un ramo nel fogliame secco del bosco di
aceri. In più punti il terreno è solcato da crepe e buche
profonde. Sparsi in terra, per diverse decine di metri, giacciono i cadaveri dei goblin, alcuni con addome e torace squarciati.
Segni di una grossa battaglia, daghe spezzate e punte di freccia,
restano a testimoniare la cruenza della lotta.
Molti corpi sono carbonizzati, al punto che solo la stazza minuta
e le orecchie aguzze lasciano intuire la razza. Anche degli alberi sono andati bruciati, ed alcuni mancano di buona parte del
tronco. Il comandante scruta l’orizzonte a ovest, per accertarsi
che nessun segno di vita si agiti sullo sfondo della radura. Soffia
un vento freddo e insistente, che va a smuovergli il pelo bianco,
dandogli per un attimo i brividi. Col tartufo cerca di cogliere
qualcosa di utile, una scia che possa permettergli di capire almeno in che direzione si sia spinto il vincitore.
Ma l’aria è satura degli odori più disparati, su tutti il puzzo di
carne abbrustolita comincia a insinuarsi prepotente nelle narici,
dandogli la nausea. Nulla. Da mesi sono sulle tracce di quei misteriosi assassini. Precisamente da quando hanno trovato i corpi
straziati di fratelli più giovani, nei pressi di un mulino alle falde
del Tomak. Isi, la femmina del branco di Sofocle che ha dato
l’allarme, è ancora sconvolta da ciò che ha visto. Ma non riesce
a descriverlo. Ripete ossessivamente che durante la caccia alla
selvaggina ha udito un boato tremendo, accompagnato da lampi
e urla raccapriccianti. Poi non riesce ad andare avanti nel racconto. Piange, ulula, si chiude in se stessa. Giunti sul posto, i ricognitori non hanno trovato che membra e ossa spezzate, sparse
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