hanno provato ad impedirmi di alzarmi ma ho il diavolo in corpo, io, non saranno quattro pavoni a fermarmi. - Si sporse sul
lato destro del lettino e portò il braccio tremante su quello della
moglie, stringendo delicatamente il suo pugno intorno all’esile
avambraccio di lei - Sorride quando la trucco, quando riesce a
parlare dice che vuole essere bella per me e per il ballo di domani. - Inspirò profondamente guardandola quasi con rimpianto
- Il suo oggi è sempre il suo domani. - Carezzandola con la dolcezza di chi per la prima volta abbraccia la sua amante.
Adia si costrinse con anima e corpo a mantenere la dignità ed a
non mostrarsi debole - Papà, io ho portato i bambini.- Si morse
il labbro inferiore trattenendo una lacrima e le cadde l’occhio
sull’elettroencefalogramma della madre, debole ma ancora pulsante - Pensi sia il caso di... - Assolutamente si, voglio salutare i miei nipoti. - Decretò quello
con fermezza.
Lei annuì ed uscì dalla stanza senza pronunciare una ulteriore
parola. Si chiuse la porta alle spalle e si sforzò di apparire tranquilla sotto lo sguardo interrogatorio del giovane marito - Venite bambini, la nonna dorme per cui non parlate ad alta voce,
non svegliate il nonno e per qualsiasi cosa correte a chiamarmi.
- Disse loro chinandosi sulle ginocchia coperte da neri pantaloni di seta e facendo ricadere i lunghi capelli sulle cosce.
- Foglia di primavera, io non so se... –
Jason aveva provato ad interromperla ma lei si rialzò immediatamente e con fermezza - Nella vita ho imparato tante cose, Jas, e
tra queste che non voglio negare ai miei genitori di vedere i loro
nipoti, come vorrei che i nostri figli non lo negassero a noi. Le mani alzate dell’uomo si scontrarono per un istante con il
cellulare che usciva dalla tasca del suo cappotto facendolo rientrare nello scompartimento adeguato, cercando di sottrarsi al
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