SB Storie Bizzarre SB N2 | Page 33

ti erano verdi e spoglie se non per qualche quadro inespressivo che faceva sfigurare ancora di più le tavole d’anatomia e gli avvertimenti sanitari racchiusi in sottili cornici di vetro lucido. Non un rumore poteva essere udito se non i fischi ed i corti suoni elettronici di macchinari accesi, intenti a tenere in vita i pazienti nel reparto d’ospedale di terapia intensiva; pesanti bombole d’ossigeno, flebo ed altre strumentazioni che un bambino non dovrebbe vedere. Effettivamente sarebbe corretto dire che i bambini non sarebbero dovuti essere presenti, ma la madre aveva insistito con il capo reparto per fargli vedere un’ultima volta il nonno; da quello che era riuscita a dedurre dalla breve chiamata dell’ospedale, suo padre, come la madre, erano entrati in uno strano stato di piena coscienza nonostante il cancro fosse arrivato a stadi impossibili da arrestare. - Venite bambini e mi raccomando di non fare caso a quello che sentite, qui le persone vengono per riposare ed alcune tendono a lamentarsi. - Aveva redarguito Adia, scompigliando i biondi capelli dei figli ed inarcando visibilmente le labbra rassicurandoli. - Se vengono qui per riposare perché si lamentano, mamma? Aveva domandato Ambra, la più piccolina, spalancando i grandi occhioni azzurri per la curiosità e facendo eco nel corridoio con la sua vocina alta. La donna guardò verso il marito che aveva impercettibilmente aperto le braccia - Silenzio, tesoro, qui la prima regola è il silenzio. - Le aveva risposto lei mettendole il dito indice sul naso per poi porlo davanti alle labbra rosee e guardare Augustin, il figlio più piccolo di circa sei anni, che mettendosi entrambe le manine guantate di lana davanti la bocca annuì. La famiglia mosse i primi passi all’interno del corridoio dell’ospedale, la luce delle piccole e tonde lampade fissate al soffitto si 33