Eterno pt#1
di Sean Foster
Il rumore dei loro tacchi rimbalzava sulle pareti assestanti, come
lo avrebbe fatto una scura pallina di plastica in una stanza quadrata, adorna di spogli muri bianchi macchiati dal tempo e dagli
aloni d’umidità che si spandevano sul soffitto, come lo avrebbero fatto le radici di una quercia su di un fertile terreno chiaro. I
bambini non erano inquieti quel giorno, pensavano che sarebbe
stata una semplice ed allegra gita a trovare i nonni, in ospedale
a causa di una leggera tosse che, tuttavia, per non degenerare
aveva bisogno di essere curata nel più meticoloso dei modi; in
un’apposita struttura medica.
- Dovrebbe essere questa. - Le parole uscirono dalla bocca della
giovane donna con timore ed ansia ma senza abbandonare fermezza e rigore; suo padre era stato ricoverato da poco insieme
alla madre per un tumore terminale ed i medici, da ciò che avevano lasciato capire poco prima al telefono, non auspicavano
buone notizie - Almeno così penso. - Concluse esitando sull’opaca maniglia d’ottone con la mano avvolta dall’abbraccio di
un morbido guanto di pelle di renna. L’uomo, che la seguiva, si
chinò sulle ginocchia per dire due parole ai bambini, dopodiché
si portò dietro la moglie, le cinse la vita con un braccio e portò
la mano libera su quella della compagna, incoraggiandola sopra
la maniglia - Adi, cara, dietro quella porta non c’è niente di più
rispetto a ciò che già sai. - Sorrise mostrando i denti bianchi
parzialmente nascosti dai peli dei lunghi baffi neri che gli scendevano lateralmente fino al mento.
Lei, continuando ad opporre resistenza con il braccio per non
aprire ancora la porta, annuì e ricambiò il sorriso in un breve
istante di lucida consapevolezza che portò la sua mano a spingere la maniglia verso il basso. Il corridoio era vuoto, le pare32